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Con i suoi 3718 metri d’altezza, il Teide è la vetta più alta non solo dell’arcipelago canario, ma di tutta la Spagna.

Nel 1954 il Parco naturale all’interno del quale sorge il vulcano è stato dichiarato Parco nazionale, così da proteggere la vasta area (si estende per ben 189,9 kmq) e tutte le specie vegetali ed animali che la popolano.

Il 18 novembre 2007 è stato infine riconosciuto patrimonio UNESCO.



Come arrivare

Sono circa 68 i chilometri che separano il Teide da Santa Cruz de Tenerife. Vi basterà seguire la TF-24 che attraversa l’isola da nord verso sud , in un itinerario che vi farà godere di panorami unici al mondo, soprattutto nell’ultimo tratto, quello più vicino al vulcano.

Considerate che non ci sono molti autobus pubblici che vengono in questa direzione, mentre numerosi sono i tour operator locali che organizzano escursioni. L’automobile a mio parere resta il mezzo preferibile in generale, per spostarsi sull’isola. I tour guidati hanno troppi vincoli e spesso, a causa dei tempi di percorrenza, lasciano effettivamente poco spazio all’escursione vera e propria.

Consigli pratici e prenotazioni

Quando ho organizzato il mio viaggio a Tenerife, la scelta del giorno da dedicare all’escursione sul Teide ha avuto un ruolo preponderante nella pianificazione generale.

Considerando che ero atterrata a Tenerife Norte ( in arrivo da Fuertevenura), ma che sarei dovuta ripartire per l’Italia da Tenerife Sur, ho deciso di fermarmi a Santa Cruz per la prima parte del mio soggiorno, per poi spostarmi a Playa de Las Americas nella seconda.

Questo perchè le due cittadine, rispettivamente l’una a nord e l’altra a sud, costituivano un’ottima base di partenza, per visitare l’isola.

Dal momento che il vulcano svetta nella parte centro – meridionale di Tenerife, quale giorno migliore per visitarlo, se non quello dedicato al mio trasferimento in automobile da nord a sud?

Sarebbe stata una perfetta tappa intermedia in un viaggio che altrimenti avrebbe finito per rilevarsi troppo lungo e stancante.

Una volta scelto il giorno per l’escursione, andava però effettuata la prenotazione del biglietto della funivia (per info clicca qui) , il mezzo più comodo oltre che il più suggestivo, per raggiungere la vetta del vulcano.

A tal proposito, sulla mia guida di viaggio e su numerosi forum sul web erano riportate alcune ferree indicazioni:

  • bisognava presentarsi necessariamente 20 minuti prima dell’orario stabilito altrimenti non ci sarebbe stata più la possibilità di salire;
  • si dovevano indossare abiti pesanti, un giubbotto e scarpe comode;
  • si doveva portare con sè, oltre al documento di identità, anche dell’acqua, un cappellino e la crema solare.

Il punto è che, con la paura di far tardi e perdere la possibilità di salire, ero arrivata nei pressi del parcheggio antistante la funivia un’ora prima dell’orario previsto dal mio biglietto.

E così, mentre mi chiedevo se sotto i 33 gradi di quella calda giornata avrei dovuto indossare il giubbotto, come da indicazioni, pensai di sciogliere ogni dubbio avvicinandomi alla biglietteria e chiedendo di poter anticipare la salita.

Non solo mi accorsi che la gran parte delle persone presenti stava acquistando il biglietto in quel momento (al contrario di quanti consigliavano vivamente la prenotazione anticipata) ma mi era stata data la possibilità di salire prima, nonostante mancasse più di un’ora all’orario indicato.

Un unico dubbio ancora però mi ronzava in testa: e se con questi shorts a più di 3000 metri di altezza dovessi aver freddo?

E così sono tornata alla mia auto, ho aperto una delle valigie e indossato un paio di jeans, decidendo però di lasciare lì il mio giubbotto.

Spero di non dovermene pentire, mi dissi e tornai verso la biglietteria.



Il viaggio in funivia

In ottemperanza alle vigenti normative anticovid19, le cabine venivano igienizzate dopo ogni utilizzo, anche se purtroppo partivano solo se completamente piene, compromettendo quindi ogni possibilità di distanziamento tra i passeggeri.

I 15 minuti che impiegammo per raggiungere la vetta mi regalarono uno dei panorami più suggestivi che io abbia mai visto.

Non solo perchè si riusciva a vedere bene il capolavoro che aveva fatto Madre Natura in quello splendido parco naturale che circonda il vulcano, ma anche perchè era possibile scorgere, lì dove la terra cede il passo all’oceano, le 3 isole minori dell’arcipelago: La Gomera, La Palma, El Hierro.



Mentre mi perdevo con la mente tra le nuvole soffici e candide che ne avvolgevano dolcemente i contorni, la porta si aprì e balzai fuori, in un lampo, da quell’abitacolo che faceva quasi da filtro, a quella magnifica visione.

Mi sembrava di camminare sulla superficie lunare. Seguii un sentiero ricavato tra rocce antiche e scure e lapilli di lava solidificati da secoli.

Faceva davvero molto caldo e l’aria era rarefatta.

Mi pentii quasi subito di aver indossato quei jeans ma fui contenta di non aver dimenticato il berretto e la crema solare.

C’era un tale silenzio lassù, che l’unico rumore che si sentiva era quello dei flash delle macchine fotografiche di chi, come me, cercava l’angolazione perfetta per immortalare quella esperienza tanto memorabile.

Dopo circa 40 minuti di cammino arrivai alla fine del sentiero e mi fermai, incantata, a contemplare l’oceano.

Mi sedetti su una delle tante rocce laviche lì presenti, e realizzai solo allora che quel terriccio sassoso che vedevo sotto i miei piedi altro non era che il risultato di innumerevoli stratificazioni di lava incandescente che, eruzione dopo eruzione, aveva caratterizzato diverse epoche della storia.



Pensate che i Guanci, i popoli che abitavano anticamente quest’isola, ritenevano che la bocca del vulcano sancisse il passaggio verso l’aldilà. Secondo una delle loro credenze, un giorno il dio degli Inferi (Guyota) decise di uscire dal suo covo per rapire il sole e portarlo con sè all’interno della montagna.

Con questa interpretazione in chiave leggendaria, gli storici identificano una delle eruzioni del Teide, presumibilmente quella del XIII secolo. Il rapimento del sole altro non è che il momento in cui la nube di cenere, che si era generata con la fuoriuscita della lava dalla bocca del vulcano, aveva ricoperto il cielo, portando oscurità e distruzione su tutta l’isola.

Curiosità

Il Teide ha la più grande ombra del mondo proiettata sul mare. Si tratta di un effetto che può essere visto solo all’alba o al tramonto, quando l’ombra avanza verso le isole minori arrivando a coprirle.

Inoltre, per via dell’inclinazione dei raggi solari, la sua ombra è molto allungata e finisce per risultare perfettamente conica, nonostante il vulcano non sia un cono regolare.



E adesso ditemi di voi; avete mai attraversato un Parco naturale? Se sì quale, e per quale motivo ne consigliereste la visita?

Raccontatemelo nei commenti.

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