Castelvetro di Modena: il borgo che sembra uscito da una tavolozza

di Libera

Città del Vino dal 1994 e Bandiera Arancione secondo il Touring Club Italiano dal 2003, Castelvetro è uno dei borghi più suggestivi e affascinanti della provincia di Modena.


Se questo piccolo centro, adagiato sui colli emiliani e attraversato da diversi torrenti, quali il Tiepido, il Guerro e il Nizzola, è un paradiso per gli amanti della natura in tutte le stagioni, è in autunno che raggiunge, secondo me, il culmine della sua magnificenza.

L’unicità del suo paesaggio vi colpirà in pieno viso, fin da subito. E suonerà per voi come un colpo totalmente inaspettato, ma allo stesso tempo indimenticabile.

Già dal vostro arrivo in automobile, non potrete fare a meno di guardare fuori dal finestrino e chiedervi quale pittore abbia dipinto, con tale maestria, quelle tonalità di colore che vanno dal rosso al giallo con assoluta continuità e geometrica precisione.

Quelle che vedete sono vigne e lunghi filari di vite da cui si produce il Lambrusco Grasparossa oltre al Trebbiano, quest’ultimo adoperato anche per ricavare l’Aceto balsamico Tradizionale.

Seguite il mio consiglio: parcheggiate l’auto in via Destra Guerro e poi incamminatevi a piedi lungo la sponda del torrente che dà il nome a questo lungo percorso pedonale e ciclabile, e che vi metterà in stretta connessione con l’ambiente circostante.

Ho trovato in questo paio di chilometri percorsi a piedi, tutta la pace e la serenità che solo la natura ti sa dare.

E se sceglierete come me, di farlo alle ultime ore di vita del sole, lo spettacolo sarà ancora più bello. Sembra quasi che prima di andare a dormire oltre le colline, scelga di farci un ultimo omaggio, illuminando e facendo risplendere sotto i suoi raggi ciascuna foglia di vite, concedendole quasi la vita e donandoci un’ulteriore emozione dinanzi a un tale e inaspettato spettacolo.

Un pò di storia

Il nome Castelvetro deriva dal latino Castrum (accampamento) e Vetus (vecchio), e può essere associato al periodo attorno al 150 a.C., quando le legioni romane insediarono proprio qui un presidio militare.

In età medievale passò a Castrovetere, e nel 1500 divenne Castelvetro.

Attorno all’anno 1000 il feudo passò alla contessa Matilde di Canossa, che lo ereditò dal marchese Bonifacio di Toscana.

Alla morte di Matilde fu annesso al Comune di Modena.

Uno degli episodi più significativi della storia di Castelvetro è il terremoto che nel 1501 colpì duramente la città.

La famiglia Rangoni che all’epoca era a capo del feudo, si adoperò immediatamente per la ricostruzione.

Con l’invasione francese del 1796 quindi, Castelvetro divenne Municipalità.



Il Borgo

Il profilo del centro storico di Castelvetro è ben delineato da uno skyline che ne rivela fin da subito i principali punti di interesse.

Questo anche perchè si trova nella parte alte della cittadina ed è raggiungibile a piedi percorrendo Via Borgo di Sopra.

Il punto più panoramico è sicuramente Piazza Roma, una vera e propria terrazza sui tetti di Castelvetro e le sue colline.

Ma l’aspetto più curioso è la sua pavimentazione, ricoperta da una grande scacchiera, utilizzata durante la dama vivente che si svolge negli anni pari.

Elemento architettonico che domina la piazza è la Torre dell’Orologio, risalente al XI-XII secolo, e rappresenta quello che resta oggi delle antiche cinta murarie. Interessante è la presenza di una meridiana su tutte e quattro le facciate della Torre che ancora oggi, assieme alla campana collocata all’epoca rinascimentale e al grande orologio, segna lo scorrere del tempo . Osservandola bene, vi siete accorti anche voi che ha una leggera pendenza? Per l’esattezza si tratta di circa 16 gradi rispetto al proprio baricentro.

Quindi il Palazzo Comunale, abitato da un membro della famiglia Rangoni fin all’età napoleonica.



La Torre delle Prigioni, costruita alla fine del XVI secolo e utilizzata come carcere. Ha poi subito diversi restauri che l’hanno riportata all’antico splendore.



Proseguendo oltre Piazza Roma, nella vicina Via Tasso, sarà possibile ammirare la Chiesa Parrocchiale intitolata ai Santi Martiri Senesio e Teopompo, di stile neogotico, ed il suo Campanile alto ben 48,5 metri.

Pare che Torquato Tasso, all’epoca giovane studente in fuga da Bologna, fu ospitato nel 1564 presso Palazzo Rangoni, situato proprio di fronte alla Chiesa Parrocchiale.

Se la passeggiata tra le vie del borgo antico di Castelvetro vi ha messo appetito, concedetevi una sosta presso l’Hostaria del Rio, in Via Guglielmo Marconi.

Il locale, molto curato negli interni, propone piatti del territorio e un’ampia scelta di torte e crostate fatte in casa.

Io ho scelto: caramelle di castelvetro al ragù, straccetti di manzo al rosmarino e poi una fetta di torta di pere e cioccolato.

Unica nota dolente: l’attesa al tavolo prima di poter ordinare. Penso sia stata un pò troppo lunga considerando che, in ottemperanza alle recenti disposizioni in materia di Covid-19, il locale non era di certo pieno. Inoltre ho trovato il personale un pò freddo, poco sorridente.



Castelvetro mi ha omaggiato senza dubbio del paesaggio più bello che io abbia mai visto in questa stagione autunnale, ma ora sono curiosa; qual è, invece, il vostro?

Vi leggo nei commenti.


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4 commenti

Paola Sartori 20/11/2020 - 13:52

Bellissimo, come sempre viaggiare tra le tue righe sono momenti di grande piacere. Foto stupende!

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liberamente_traveller 20/11/2020 - 15:27

Mi fa molto piacere. Grazie di cuore

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Fe'licita 19/11/2020 - 20:13

Amo la natura e rimango a bocca aperta quando ci regala scenari così meravigliosi

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liberamente_traveller 19/11/2020 - 22:11

E qui devo dire che Madre Natura ha fatto davvero un ottimo lavoro.

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