Home » In viaggio tra i sapori » Raccontami il luogo del tuo Natale

Raccontami il luogo del tuo Natale

di Libera

Si dice che un viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi.


il simbolo del Natale a Bologna, la mia città adottiva: il grande albero in Piazza del Nettuno

A questo noto aforisma anonimo però, io aggiungerei la quarta fondamentale occasione di vivere un viaggio: quando lo condividi.

Del resto, vi siete mai chiesti cos’è una bella notizia se non la si comunica subito a qualcuno? Cos’è un trenta e lode preso all’esame più difficile del corso di studi, se non lo si dice immediatamente ad amici e parenti? E cos’è la nascita di un figlio, o la firma di un contratto di lavoro tanto atteso, se non la si festeggia adeguatamente con gli affetti più cari?

Ecco, il Natale ed i viaggi hanno in comune proprio questo aspetto: sono importanti occasioni di condivisione. Momenti di felicità irripetibili che meritano e necessitano di essere sognati, vissuti, ricordati e … condivisi.

A tal proposito, ho chiesto ad alcuni amici di Liberamente, di raccontarmi il loro luogo del Natale , condividendone le emozioni, i ricordi, gli aneddoti che hanno contribuito a renderlo indimenticabile.

Scopriamoli insieme:

1.Cesana Torinese (TO) di Rosy Scalva

Cesana Torinese è una località turistica sulle Alpi piemontesi, in Alta Val di Susa. Una piccola curiosità, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, alta sul borgo, ha ancora tre absidi e il campanile della costruzione romanica.

Ho trascorso un Natale qui a Cesana a casa della mia mamma nel residence “Le Morette”, costituito da tante casette situate tra i pini con una vista mozzafiato sulla vallata sottostante.

La nostra è stata una cena in allegria con tante prelibatezze da gustare , a partire dagli agnolotti di carne, rigorosamente fatti a mano, alle lenticchie, al cotechino.

Non lo scorderò mai, sono molto legata a quel Natale perchè molte di quelle persone non ci sono più, ma resteranno per sempre nel mio cuore.

2. Savona di Morena Coletta

Ho la fortuna di trascorrere le feste natalizie sempre in luoghi diversi. Solitamente andiamo sulla neve, ma se devo pensare al mio luogo del Natale, è Savona, a casa di mia madre, in piazza Mameli.

Per me è importante perchè lì si riunisce tutta la famiglia e si respira un’aria magica.

Da lì ci dirigiamo in Costa Azzurra, prima a Nizza, poi a Montecarlo, Saint-Tropez e Cannes .

Passiamo i pomeriggi tra shopping natalizio e aperitivi negli eleganti caffè del centro, e le serate tra cene meravigliose in famiglia guardando i film di Natale, tra chiacchiere e giochi di società. Sono momenti indimenticabili che scaldano il cuore.

3. Napoli di Rosanna De Giovanni

Il Natale a Napoli non si può spiegare. Ovunque è un tripudio di presepi, zampognari nei rioni e mercatini natalizi.

Il luogo simbolico per eccellenza, che mi fa sempre emozionare, è sicuramente la famosissima: “San Gregorio Armeno”, la via dei presepi napoletani con le loro caratteristiche statuine fatte a mano.

Passeggiare per la viarella circondata da decine di negozi e da coloratissime bancarelle dove gli artigiani espongono le loro creazioni mi fa battere il cuore.

Si possono trovare le statuine tradizionali, ma anche quelle più bizzarre che riproducono i personaggi famosi, cantanti, calciatori, politici, che durante l’anno fanno parlare di sè.

Ogni anno è una tappa obbligata ma quest’anno, a causa delle restrizioni imposte dal Covid19, le botteghe sono rimaste chiuse.

A me dispiace molto perchè non potrò recarmici e assaporare, come di consueto, la magia del Natale che lì solitamente si respira.

Quando tutto sarà finito, vi consiglio di visitare questo luogo, non ne rimarrete affatto delusi.

4. Reggio Calabria di Fabio Modafferi

Il mio Natale è vissuto a Reggio Calabria. Ho una concezione del Natale un pò fuori dal coro, perchè io la vedo così: una fredda giornata invernale ma con un sole accecante, che fa pensare all’estate.

La giornata del 25 Dicembre la trascorro principalmente in famiglia. Dopo la Messa del mattino, vado a passeggiare sulla Via della Marina, dove è possibile godere di uno splendido panorama.

Purtroppo non trascorro le festività natalizie con la mia famiglia qui, nella mia città, da ben quattro anni, ma sto aspettando con ansia che tornino quei momenti di grande semplicità, ma allo stesso tempo per me così importanti.

5. Napoli di Lucinda Mattera

L’atmosfera del Natale è di per sè magica, in ogni città in cui ti trovi.

Tuttavia le tradizioni natalizie napoletane hanno, secondo me, quel qualcosa in più, da far assumere al capoluogo partenopeo, un fascino particolare.

La città si riempie di suoni, luci, profumi e melodie che invadono le strade, i vicoli, le piazze e le abitazioni.

A Napoli si inizia a respirare aria di Natale quando, da lontano, si sente il suono delle zampogne.

Le tradizioni natalizie napoletane sono inoltre legate indissolubilmente al presepe. Il presepe rappresenta il simbolo del Natale per eccellenza in tutte le case partenopee.

Ciò che lo rende davvero speciale è il lavoro di costruzione, un momento di aggregazione che coinvolge nonni, padri e nipoti.

Alla struttura originaria è consuetudine aggiungere ogni anno nuovi elementi, che sia una statuina o una casetta, purchè rigorosamente acquistate nel vicolo di “San Gregorio Armeno”, la celebre strada del centro storico di Napoli, famosa per le sue botteghe dedicate ai presepi.

Un altro importante appuntamento della tradizione natalizia napoletana è il cenone della Vigilia. La preparazione dei piatti è un processo lungo che in alcuni casi parte dal giorno precedente.

I protagonisti assoluti delle ricette natalizie sono il capitone e il baccalà, proposti in versione fritta.

Come contorno l’immancabile insalata di rinforzo, che nasce cioè con l’obiettivo di “rinforzare” la magra cena a base di pesce.

La ricetta prevede cavolo bollito con acciughe e olive, il tutto condito con aceto.

Da non dimenticare inoltre i tanti dolci tipici della tradizione quali, struffoli, mostacciuoli, raffioli e i rococò.

6. Monopoli (BA) di Anna e Francesco Provincia mon amour

La Fiera di Santa Lucia

Negli ultimi due anni il Natale è stato strepitoso. Nel 2018 una ruota panoramica che si specchiava nel mare d’inverno ci ha fatto trepidare tra vertigini e brividi di freddo. E anche il Corso che traboccava di luci, artisti di strada, campanelli e caroselli non scherzava. Nel 2019, invece, la casa di Babbo Natale più grande di Puglia e l’immancabile villaggio di chioschetti ha trasformato Monopoli in Lapponia. E non l’avremmo mai detto, a due passi dall’Adriatico e con l’odore di scirocco appiccicato addosso, che il Vin Brulé fosse così buono. Certo, è stato bello. Non solo per i bambini attratti dalla parata delle principesse Disney e dallo sparabolle sotto l’albero di Natale gigantesco, ma anche per i turisti a spasso in piazza Vittorio Emanuele e in fila per una foto sulla slitta illuminata.

Non c’era che l’imbarazzo della scelta.

Ma se devo raccontare il Natale, quello vero, nella nostra città di provincia ciò che mi viene in mente è la Fiera di Santa Lucia in via Cavour.

Una strada come tante nel cuore del murattiano, senza troppe vetrine per lo shopping e senza attrattive. Una strada che si sveglia alla vigilia del 13 Dicembre e resta viva tutta la notte e il giorno successivo. Quando si riempie di bancarelle arruffate e venditori ambulanti, pesche di beneficenza e associazioni che espongono mercanzia natalizia.

No, non scintillanti case di elfi dai verdi cappucci, ma tavolacci e teloni che scoppiano di cesti intrecciati a mano, pignatte e brocche di terracotta per i legumi e il vino (i coccheridd) tipiche della fiera, giocattoli, stelle di Natale. E tutto l’occorrente per addobbare la casa o per fare un presepe all’antica: muschio finto, carta crespa, sfondi innevati e palme, cielo stellato, brecciolina, statuine di ogni dimensione, animali domestici e selvatici, case di compensato con elementi mobili e pecore e pecore a profusione. E poi palline d’antan, babbi natali da far penzolare alle finestre, spray e tutto l’armamentario per un vero Natale anni Ottanta.

Secondo la tradizione alla Fiera ci si va di notte. E fa freddo. Ci si incontra nella strada gremita, in penombra, si entra nella chiesetta addobbata. Uno sguardo veloce alla Santa col vestito buono indosso, la preghierina tra i denti, una piccola offerta e poi giù, a caccia di occasioni. Un piatto da regalare. Qualche giochino. Il torrone. Una serie di luci intermittenti per il balcone. Okay, ci diciamo, il Natale è arrivato. Lo ha portato la fiera che profuma di caramelle – anche se i turisti, a caccia di renne e lungo le vie del porto, per ora non lo sanno. Glielo diciamo?

7. Messina di Roberta Sgrò

Il fatto è che …

Il punto è che se Nadia pensa al Natale, a quel giorno tanto atteso, pieno di luce e di speranza, quello che, non essendo mai stata religiosa per lei non significa “messa di mezzanotte” o cose così… Se le capitava di pensarci ritornava subito ai suoi cinque anni, lasciando vagare la sua mente in quel passato pieno di vita.

Sì, tra l’altro, lei era nata proprio il 25 dicembre, quindi quel giorno di quell’anno per lei segnava proprio i suoi “cinque anni di età”.

Crescendo aveva cambiato città, facendo qualche kilometro in macchina non riusciva più a vedere quella statua di Nettuno a salutarla, né quella lunga camminata che fronteggiava il mare di Messina, con quella statua rappresentante “La madonnina della lettera”, la stessa che pareva osservare tutta la città, con quei colori fronteggiati dal tempo e quella bellezza che solo un’opera di devozione possiede.

Non aveva più udito, a mezzogiorno del 25 dicembre nei suoi anni a venire, dai dieci in poi per la precisione, il gallo cantare, lì in cima al Duomo, a quell’altissima colonna arricchita da storia, musica e tradizione. I suoi “Natali” sarebbero comunque stati sereni e lei aveva questa consapevolezza ancor prima che arrivassero, ma il fatto è che Nadia amava rivivere quei suoi cinque anni, quelli in cui indossava un vestitino rosso scampanato, con sotto la calzamaglia nera a presentare quelle scarpine da bambinetta, anch’esse sul rosso: ricorda perfettamente quanto si fosse sentita una bambolina quella mattina e, non appena giunta a casa della propria nonna materna, non aveva potuto fare a meno di aggiungere striscioni spelacchiati a quel maestoso albero dai tratti per lo più rossi e verdi, costellato di lucine a intermittenza e quelle musichette prive di parole ma che si possono canticchiare per tutto il giorno, seguendo il ritmo reso udibile da una piccola casa nera nascosta.

Ricordava il calore che invadeva quella piccola e mai sistemata casa, tra il tavolo della cucina pieno di piatti e farina e quello della sala ancora da apparecchiare, osservato silenziosamente dal Presepio che, proprio quella mattina, aveva dato il benvenuto anche alla statuetta del bambin Gesù, disteso sulla sua culla di ceramica e finta paglia, piccolissima.

Il punto è che se Nadia ripensa al giorno di Natale, torna immediatamente a Messina: attualmente vive in Lombardia, dove l’aria di mare è assente, ma se scorgi bene lo sguardo riesci a meravigliarti di fronte allo spettacolo delle montagne, sovrane a circondare quella valle a conca, la stessa in cui vive, sbaglia, costruisce il proprio futuro e, proprio in quegli istanti, provava a scrivere sul suo diario la lista dei regali che avrebbe fatto quell’anno.

Nadia aveva viaggiato pochissimo in vita sua ma qualche anno prima, proprio nel periodo natalizio, aveva avuto l’onore di osservare il Mar Adriatico, sulla costa dell’Emilia-Romagna in quel periodo di nebbia e freddo, con gli occhi sempre scuri ma luminosi. Dopo tutto quel tempo trascorso tra il verde e il marrone, il fumo delle fabbriche e il via vai delle macchine, rivedere quella distesa immobile, serena e dalle sfumature che riuscivano a trasmettere calma… Quel mare di inverno, per Nadia era significato moltissimo. Sebbene quella non fosse la sua terra natia, la stessa che non rivedeva da troppo tempo, quella sensazione di pace, di potersi farsi cullare, con l’aria che pare ignorare completamente il cappotto e giungerti fino al cuore, per farti respirare, riuscì a pervaderla, ricordandogli chi fosse: una bambina, un po’ cresciuta sì, ma pur sempre una bambina che voleva preparare con la nonna i calzoni, vedere giungere con i pasticcini e i doni i propri parenti da quella stretta e pesante porta che dava direttamente sulla cucina, con le tende in plastica e super colorate a tentennare non appena venivano spostate.

Quello era il suo posto per Natale, quello che custodiva in segreto nel cuore e che cercava di trasmettere con gli occhi: il mare. Il suo odore, la sua furia, quel suo essere rapitore e protettivo con quella sua indiscutibile bellezza.

Nadia non saprebbe enunciare correttamente tutte le vie percorse né descrivere quelle ore a passeggiare in silenzio, con le guance rosse e le mani calde: il fatto è che Nadia adorava quel giorno, anche se per lei significava crescere ed invecchiare, avere una candelina in più su quel dolce privo di lattosio che le avrebbero preparato i suoi famigliari. Ecco, la sua famiglia. Il mare e la famiglia, quella che la rendeva così radiosa e la lasciava essere se stessa, sempre. Con i parenti e quella cameretta dal grande albero lontani, come quell’odore dato dai mobili in legno e quei piatti dai mille colori e sapori e quel pacchettino di fiammiferi altrettanto distanti da lei, Nadia si preparava a festeggiare quel Natale con un abitino nero in velluto, arricchito da del pizzo color vino, ormai adulta. Il punto era che il Natale per lei significava moltissimo, come tanti attimi della sua vita che era consapevole che non si sarebbero mai ripetuti e che, proprio per questo, teneva sempre per sé, concedendo a pochi di conoscerli, a solo una penna di descriverli.

Lei, i suoi ricordi, che quei profumi e quelle aspettative, quei capelli non più neri, quei pacchettini che lei stessa avrebbe realizzato e quella gioia, sfumata tra pareti color sabbia e una piccola porta finestra a fianco, o immersa in una piccola macchina per giungere vicino alla riva, tra incensi e traslochi, occasioni ricreate e sensazioni sempre nuove: ecco il luogo e il tempo del suo Natale.

Forse troppo romantica? Scontata? Può darsi, ma Nadia era sempre stata così unita a quel valore, legata a chi amava e, allo stesso modo, amava attribuire ai luoghi ciò che le lasciavano, quanto la loro effettiva estetica. Ed aveva sempre adorato le lucine di Natale, quelle che arricchiscono le strade mute, che possono rendere ancora più caldo un istante, che vengono sistemate con cura intorno a cornici e porzioni di casa che, immutabili, le accolgono. Ripensa ancora-ogni tanto le capita-a quella Fontana di Nettuno, a quella struttura a coda di sirena a sostenere la figura dorata della Madonnina, come a quel mare, a quella casa della nonna, piena di voci, storie, abbracci e auguri, a quell’aria che si respirava e a quella che aveva assorbito negli anni a venire, con i suoi cari, tra altre mura, magari nel pomeriggio a passeggiare lungo il Lago di Iseo, giusto per assaporarsi a pieno quel giorno e concluderlo con una pizza al trancio.

Il punto di tutto questo racconto è che per Nadia il Natale non era un giorno da attendere, ma, non appena arrivava, lei tornava indietro nel tempo, senza però criticare o allontanare da sé il presente: dalla finestra una montagna, sulla sua cima un po’ di neve, e dentro quelle finestre, tanta luce.

8. Florida di Simona Vagnoli Usa la valigia

Il mio luogo del Natale? La Florida. Sono ancora indecisa se preferirei trascorrerlo a Miami o alle Florida Keys, ma potrei fare un pensierino anche su Sarasota, o Naples o Panama City Beach. 
Devo ammettere che più passano gli anni, più lo spirito natalizio fatica ad impossessarsi di me. Forse è proprio per questo che mi immagino a festeggiarlo diversamente da come sono abituata. Non mi piacciono gli stereotipi, tanto meno quello del Natale con la neve, il caminetto acceso, i regali e le abbuffate. Odio il freddo e i regali mi mettono ansia. 
Quando nel 2019 ho finalmente avuto modo di viverne almeno la magia dei preparativi, in Florida, quello che già sospettavo da tanto ha avuto conferma. Il mio Natale vorrei che fosse lì.
Interi villaggi di Natale lungo la spiaggia, lucine colorate attorno alle palme, luminarie e decori immensi, pupazzi fatti di sabbia e ovunque accessori a tema con il simbolo ricorrente di Babbo Natale che fa surf. 
Ed io mi immaginavo con una camicia hawaiana con gli alberelli, un bel costume, un cappellino rosso, un telo mare e quel bel sole quasi estivo, cantando Jingle Bells di fronte ad un pranzo arrangiato in riva all’oceano.
Non farei niente di troppo diverso da quello che faccio solitamente quando mi trovo da quelle parti. Per prima cosa una bella uscita con la mia compagnia di pesca di fiducia per procurarmi il pesce da grigliare in una delle aree verdi con barbecue vicino alla spiaggia. Un po’ come quando abbiamo visto festeggiare il Thanksgiving a Key Biscayne. Tante famiglie con un ricco buffet, all’aria aperta, al sole, in spiaggia o nel prato, un po’ di musica natalizia e nessun altro pensiero. Se non quello di controllare quei ladruncoli dei procioni. E al posto del panettone una golosa key lime pie accompagnata da una fresca lemonade homemade.
Tutto qua. Ecco dove visualizzo io il mio Natale. Sicuramente un luogo alternativo, ma che sogno da tanto e che doveva concretizzarsi quest’anno. Invece probabilmente dovrò rimpiangere anche i classici pranzi a casa in Toscana. Ciao, piacere, io sono il Grinch. 

Ringrazio tutti coloro che hanno deciso di condividere, attraverso un personale ricordo, il racconto del loro luogo del Natale.

Ci hanno permesso di viaggiare, attraverso le loro parole, lungo lo stivale e di volare oltreoceano. Ci hanno regalato l’emozione delle cene in famiglia e ci hanno ricordato quanto siano importati le tradizioni del nostro Paese. Ci hanno invitato a un barbecue sulle lunghe spiagge della Florida, e ci hanno guidato in un appassionato viaggio tra i ricordi, fatto di luoghi evocati e di momenti vissuti.

Un ringraziamento speciale va, infine, alla mia amica Paola di Tacchi e sapori che, lasciandosi ispirare da questi otto racconti natalizi, ha creato un dessert davvero speciale: un tronco di Natale con crema cheesecake (cliccate qui per la ricetta).


le luminarie dedicate a Lucio Dalla, in via D’Azeglio, appuntamento imperdibile del natale bolognese

E adesso tocca a voi; Quale tra questi racconti avete preferito, e perchè? Qual è il luogo del vostro Natale? Parlatemene nei commenti.


Articoli che potrebbero piacerti

4 commenti

Claudia 15/10/2021 - 16:09

Che bello questo viaggio a tema natalizio sparso in diverse parti del mondo! Io il Natale lo associo al freddo, ma è semplicemente una concezione emisferica, poiché qua in Italia tendenzialmente a Natale abbiamo un clima invernale. Non so infatti se riuscirei a festeggiare un Natale in un clima caldo, come quello del racconto in Florida, perché non so se riuscirei a “sentire” la festività nello stesso modo!

Rispondi
Libera 15/10/2021 - 19:09

Io ho trascorso vacanze invernali al caldo e mi è piaciuto tantissimo . Non mi dispiacerebbe passare il Natale al caldo.

Rispondi
Patrizia 21/09/2021 - 16:14

Il Natale in Florida lo conosce molto bene e devo dire che, insieme a quello in Sudafrica, è stato molto interessante. Molto bella anche l’atmosfera di Savona! Ma il vero Natale per me, è nei paesi nordici!

Rispondi
Libera 22/09/2021 - 08:32

Di certo il Natale con la neve e la cioccolata calda è quello che ricrea maggiormente l’atmosfera a cui siamo più abituati .

Rispondi

Lascia un commento

* Lasciando un commento accetti la gestione dei dati da parte di Liberamente Traveller come indicato nella privacy policy