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Wat Phra Singh, Chiang Mai

di Libera

Il centro storico di Chiang Mai è popolato da numerosi luoghi sacri (sono addirittura 300 in tutta la provincia) visitabili tracciando un itinerario a piedi di una giornata dove tutto ciò di cui avrete bisogno saranno scarpe comode, un sarong per coprirvi fino alle ginocchia e ovviamente tanta voglia di immergervi nella cultura monastica thailandese.

Già, perchè alcune di queste aree sacre, che sono composte da diversi edifici di culto, accolgono anche numerose comunità monastiche.

Non sarà quindi raro trovarvi a passeggiare accanto a gruppi di monaci buddhisti intenti nelle loro faccende quotidiane.

Il grande Chedi dorato del Wat Phra Singh

Questo splendido Chedi dorato che custodisce le ceneri del padre del re Pha Yu, costituisce il nucleo centrale di quello che oggi è uno dei più importanti templi della città: il Wat Phra Singh.

Sarà proprio attorno a questo imponente e regale edificio che verranno pi costruiti una sala della preghiera (viharn), una sala per le ordinazioni (ubosot), una biblioteca e vari edifici legati alla vita monastica.

Durante la mia visita alcuni edifici erano chiusi al pubblico per lavori di restauro, mi è stato comunque possibile ammirare l’interno dell’ubosot, che custodisce una versione un pò più piccola del Buddha Phra Singh all’interno di una splendida mandapa di legno finemente intarsiato, e una copia del Buddha di Smeraldo che si trova nel Wat Phra Kaew di Bangkok.


L’ imponente base quadrata del Chedi, da cui fuoriescono quattro splendidi elefanti d’oro, uno per ogni lato, riflette l’importanza che proprio questo animale riveste da sempre nella cultura thailandese.


Non solo possederne uno è simbolo di forza e sicurezza a livello sociale ma, trattandosi dell’animale sacro a Buddha, è stato da sempre protagonista di numerose leggende che lo hanno reso un simbolo di purezza, di prosperità.

Nonostante sia stata istituita una festa nazionale , che si celebra il 13 marzo di ogni anno, purtroppo oggi molti (troppi a mio avviso) esemplari vengono sfruttati nel settore del turismo di massa, utilizzati come mezzo di trasporto per i visitatori stranieri o in attività circensi di dubbio gusto.

A tutto questo va sommata la profonda crisi che sta vivendo attualmente il settore, dopo che gli aeroporti thailandesi hanno chiuso per l’emergenza Covid 19.

Non ci sono più soldi per comprare il cibo necessario per il sostentamento dei grandi mammiferi che vivono nei cosiddetti “Elephant Camp” di Chiang Mai, e se alcuni gestori hanno pensato di rimetterli in libertà, secondo molti altri questo vorrebbe dire portarli a una morte certa in quanto si troverebbero a scontrarsi con i loro simili che vivono da sempre liberi, per il controllo del territorio.

Non arrabbiarti con il pozzo che è secco perchè non ti dà l’acqua, piuttosto domandati perchè continui ad insistere nel voler prendere l’acqua dove hai già capito che non puoi trovarla

(Buddha)


Voi cosa ne pensate dell’impiego degli animali nel turismo di massa?

Avete avuto nei vostri viaggi esperienze in merito?

Condividetele con me nei commenti.

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