Una delle più piacevoli scoperte che ho fatto nell’ultimo periodo, curiosando nei dintorni della mia Bologna, sono le grotte di Labante.

Si tratta di un fenomeno carsico di notevole rilevanza. Queste grotte infatti, sono considerate le cavità in travertino più antiche d’Italia, o forse del mondo, e dal 2006 classificate come S.I.C., ovvero sito di importanza comunitaria.

Le grotte di Labante: come raggiungerle

da Bologna: le grotte di Labante si trovano nel Comune di Castel d’Aiano. Per raggiungerle, potete prendere la Strada Statale Porrettana (SS64) fino al Comune di Vergato. Da lì imboccate la Strada Provinciale SP68 fino alla Chiesa di San Cristoforo di Labante. Nei pressi della Chiesa si trova un ampio parcheggio gratuito. Una volta lasciata l’auto, non vi sarà difficile trovare le grotte, basterà scendere a piedi lungo il sentiero che dalla Chiesa si snoda lungo il versante della collina.


la mia visita alle grotte di Labante

Le grotte di Labante: la cascata

La prima cosa che vedrete non saranno le grotte, bensì una cascata, che anima dolcemente l’intero parco circostante. Non mi stupisco che in quest’area siano state installate delle panche e alcuni punti di ristoro; cosa c’è di meglio che rilassarsi davanti a una tale bellezza naturale?!


un dettaglio delle grotte di Labante

Questo piccolo corso d’acqua proviene dalla sorgente di San Cristoforo di Labante ed è di origini antichissime. Sappiamo dell’esistenza di una cava nei pressi della sorgente in età etrusca, ma è ipotizzabile che questa zona fosse frequentata già nell‘era protostorica (dal Neolitico in poi), quando si riteneva che le sorgenti d’acqua avessero un potere purificatore e perciò erano oggetto di culto.

La sorgente si trova a circa 622 metri sul livello del mare. Attraverso una serie di vasche, gran parte dell’acqua viene utilizzata per alimentare il serbatoio principale che si trova proprio nel parcheggio della Chiesa di San Cristoforo (dove avete lasciato l’automobile), e da qui viene distribuita verso la rete del vicino Comune di Vergato. Il resto dell’acqua della sorgente viene indirizzato invece verso altri tre serbatoi posti a quote più elevate, e da qui verso il Comune di Castel d’Aiano e, in misura minore, ad alcuni altri piccoli Comuni della provincia di Bologna.

Pensate che è proprio l’acqua in eccesso, ovvero il troppo pieno, ad alimentare la cascata che avete visto sgorgare da quella strana roccia appuntita. Non so a voi, ma a me questi due spuntoni quasi interamente ricoperti di muschio, fanno venire in mente le fauci spalancate di un grosso animale, che se ne sta lì immobile, in posa davanti ai ripetuti flash di curiosi o amanti del trekking. E trattandosi di un processo in continuo divenire, chissà quali altre forme potrà assumere, nel corso del tempo!


visita alle grotte di Labante

Le grotte di Labante: il travertino

Il carbonato di calcio presente nella sorgente di San Cristoforo di Labante ha fatto sì che, nei pressi della cascata, si formassero strati di rocce in travertino. La particolarità di queste formazioni rocciose risiede nel fatto che, a seguito del contatto dell’acqua con il muschio e altri residui vegetali qui presenti, abbiano assunto un aspetto poroso, caratterizzato dalla presenza di spazi vuoti, lasciati da quei residui vegetali prima inglobati nelle incrostazioni calcaree e poi decomposti.

Questo però non vuol dire che non si tratti di rocce solide, tutt’altro. I giacimenti di travertino sono stati utilizzati spesso per costruire palazzi e monumenti. La cava situata nei pressi delle grotte di Labante, che è stata disattivata già da molti anni, ha fornito i blocchi di roccia calcarea necessari per edificare proprio la Chiesa di San Cristoforo.

Le grotte di Labante: entriamo

Le grotte sono lunghe ben 54 metri e presentano un dislivello di 15 metri. Attualmente sono visitabili solo in parte. Dei due ingressi presenti, posti ai lati della roccia sui cui sgorga la cascata, ne ho trovato aperto uno solo, in quanto l’accesso vicino al laghetto era sbarrato.

Una volta giunti nei pressi della cavità aperta e quindi accessibile, procedete aiutandovi con alcune funi presenti lungo la parete rocciosa. Fate molta attenzione perchè le superfici qui sono davvero molto scivolose.

A metà percorso vi imbatterete in un altro cunicolo, che durante la mia visita era chiuso. Nonostante ciò, sono riuscita a scattare alcune foto dall’esterno e a soffermarmi ad ammirare la spettacolare bellezza del travertino e delle sue sfumature chiare e rugose.

Pensate che nel 2005 fu notato che il pavimento che collega le due entrate dall’interno era costituito da un cumulo di ciottoli del tutto particolari. Si tratta infatti di pisoliti, uno degli elementi più rari che si possono formare in una grotta. Sono “sassolini” con un diametro compreso tra i 2 – 3 centimetri ed i 20 micron.

Vengono soprannominate perle di grotta, in quanto si tratta di concrezioni libere (ovvero staccate dalla parete rocciosa) che si formano con lo stesso principio delle perle all’interno delle ostriche. Nonostante questo però, non hanno alcun valore dal punto di vista economico ma la loro importanza è esclusivamente legata al mondo della mineralogia.

Le grotte di Labante: escursioni nelle vicinanze

Se avete voglia di rimettervi alla guida della vostra automobile, vi consiglio di raggiungere la Rocchetta Mattei, che dista dalle grotte di Labante circa 20 km da percorrere in poco più di 20 minuti. Si tratta di un castello che sembra uscito da un racconto fantastico. Mi raccomando però, la visita va prenotata anticipatamente: consultate il mio diario di viaggio, troverete tutte le informazioni utili.

In alternativa, se preferite rimanere nei pressi delle grotte, potete dedicarvi alla visita della Chiesa di San Cristoforo o ad una passeggiata lungo uno dei sentieri di trekking qui presenti.

La Chiesa di San Cristoforo

Si tratta di un edificio di culto molto antico, intitolato al Santo protettore dei pellegrini, Cristoforo.

Nel 1633 la Chiesa originaria venne abbattuta per fare spazio ad una nuova costruzione, mentre il campanile venne aggiunto alla fine del 1700 con la roccia di travertino estratta manualmente dalla vicina cava. Alle tre campane iniziali ne venne poi affiancata una quarta alla fine del 1800, quando fu ultimata anche la guglia.

Purtroppo durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale l’edificio fu duramente danneggiato ma nei primi anni 2000 la Chiesa avviò degli importanti lavori di ristrutturazione che riportarono alla luce la tecnica della pietra a vista, adoperata per i muri esterni.

Per quanto riguarda gli interni, dietro l’altare maggiore è posto un dipinto della Beata Vergine con il Bambino e i Santi Cristoforo e Giacomo. Gli altri altari sono dedicati rispettivamente a: San Giuseppe, la Beata Vergine della Cintura, San Antonio Abate e Sant’Anna, mentre nel quarto vi è un Crocifisso.

Attualmente la Chiesa di San Cristoforo viene officiata solo nei mesi di luglio ed agosto o per alcune occasioni speciali.


la chiesa di San Cristoforo

I sentieri di trekking

Sono davvero tanti gli amanti del trekking che ho visto passare durante la mia sosta nei pressi delle grotte di Labante. E in effetti anche io, complice la bella giornata, mi sono avventurata lungo il cosiddetto sentiero delle tane. Si tratta di un itinerario ad anello, che si sviluppa su circa 11 km e che in un punto raggiunge le antiche tane che danno il nome al percorso, ovvero i ripari presso i quali si nascondevano gli abitanti di queste montagne durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Non è un percorso di particolare difficoltà, inoltre sappiate che è davvero molto frequentato, quindi in caso di bisogno, non avrete difficoltà a trovare qualcuno che vi aiuti. Potete comunque passeggiare lungo il tratto iniziale del sentiero per poi tornare indietro e sostare nei pressi della cascata.

Un consiglio: indossate abbigliamento e scarpe comode, e non dimenticate di portare con voi dell’acqua, questo luogo è davvero immerso nella natura e non vi sono bar o altri luoghi in cui rifocillarsi nelle vicinanze.


le grotte di Labante illuminate dal sole

Le grotte di Labante: dove mangiare

Non so se sia stata più la passeggiata lungo il sentiero oppure la visita delle grotte, ma ad un certo punto ho cominciato a sentire un brusio nel mio stomaco, sempre più insistente, che mi preannunciava che non sarebbe stato affatto facile trovare un ristorante aperto a quell’ora del pomeriggio e mettere qualcosa sotto i denti.

Ripresi l’automobile e lungo la strada cominciai a contattare le vare trattorie che, di volta in volta, il mio navigatore mi segnalava come ancora aperte.

Alla peggio, mangerò qualcosa una volta a casa! Continuavo a pensare mentre il destino sembrava voltarmi le palle, proprio quando ne avevo più bisogno.

Ed invece, arrivata nei pressi del Comune di Sasso Marconi, ovvero esattamente a metà strada tra le grotte di Labante e la città di Bologna, ho trovato un tavolo disponibile in quella che poi ho scoperto essere una delle locande più note della zona, l’Osteria dei Sani.

E non ci ho messo molto a capire che la fama di questa trattoria è davvero meritata. Il personale è cordiale, il servizio rapido, il cibo tipicamente emiliano è molto buono ed il conto non è poi così salato.

Dopo un antipasto offerto dalla casa consistente in un tortino di melanzana, ho ordinato un piatto di gramigna per poi terminare il pasto con un buon caffè e un bicchierino di liquore artigianale.

Pensate che si trattava del loro ultimo giorno di apertura prima che entrasse in vigore l’ultimo DPCM (che ha vietato la consumazione all’interno di bar e ristoranti) e io sono stata la loro ultima cliente.

Sono uscita con un sonoro “arrivederci” rammaricandomi per l’imminente chiusura ma fiduciosa verso il futuro.

Come si dice in questi casi: Si torna sempre dove si è stati bene! Ed io sicuramente qui ritornerò.


Affascinata dalle grotte di Labante, prima di andar via ho fatto varie riprese, poi montate in questo breve video. Buona visione!



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