L’improvviso abbassamento delle temperature degli ultimi giorni ci ha obbligato a riporre in cantina pinne, maschere e occhiali da sole.

Se non volete trascorrere questi primi freddi rintanati in casa a divorare serie TV, vi consiglio di prenotare la visita alla Mostra Monet e gli Impressionisti, capolavori del Musée Marmottan Monet, Parigi a Bologna.

Il colore è la mia ossessione quotidiana,

la mia gioia, il mio

tormento.

(Claude Monet)

Nella splendida cornice di Palazzo Albergati, elegante edificio di età rinascimentale sito nella centralissima via Saragozza, si potranno finalmente ammirare i 57 capolavori di Monet e dei più grandi esponenti dell’Impressionismo francese: Manet, Renoir, Pissarro e tanti altri, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi.

La mostra era infatti in programma nella primavera scorsa, ma a causa delle restrizioni imposte dal Covid19, si è dovuti attendere fino al 29 agosto per poter aprire finalmente al pubblico le porte del palazzo bolognese.

Pensate che è la prima volta che il Musée Marmottan cede in prestito un numero di opere pittoriche così vasto, alcune delle quali per lo più inedite al grande pubblico perchè mai uscite dal museo parigino.



L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2021. Vi consiglio di acquistare i biglietti on line sul sito ticket.it, in modo da scegliere la fascia oraria che preferite ed evitare lunghe code all’esterno. Considerate che la prevendita ha un costo di 3 euro che si aggiungono ai 18 euro del biglietto. Vi basterà recarvi all’ingresso della mostra mostrando la conferma della vostra prenotazione dallo smartphone.

La mostra si articola su due piani, dove le opere dei grandi padri dell’Impressionismo francese sono gli assoluti protagonisti.

La novità principale di questa corrente artistica nata in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, è il fatto che le opere sono realizzate en plein air, ovvero all’aria aperta, e che l’artista porta con sè pennelli, tele, cavalletti.



Nasce così una nuova visione del mondo, che viene rappresentato per come appare realmente all’artista il quale, riproduce sulla tela semplicemente ciò che vede, così come lo vede.

Quando si tratta di un paesaggio,

amo quei quadri che mi fanno

venir voglia di entrarci per andarvi a spasso.

(Pierre – August Renoir)

Si dipinge soprattutto di giorno, alla luce del sole, e si prediligono i colori più chiari, tenui.



Tra i tanti nomi illustri di questa corrente pittorica, ce n’è uno che si distingue dagli altri perchè femminile,e si tratta di Berthe Morisot.

Proveniente da una famiglia agiata, non potè frequentare alcuna delle scuole d’arte del tempo perchè erano accessibili solo agli uomini, e per questo motivo dovette studiare da autodidatta.

Nonostante ciò, riuscì a partecipare alla nascita del movimento impressionista dove ricoprì un ruolo centrale. Della sua vita privata sappiamo che sposò il fratello di Monet e che con il grande pittore ebbe sempre un ottimo rapporto.

In tutte le opere esposte il vero protagonista è il colore.

Sono le linee definite con rapidi colpi di pennello a dare forma ai soggetti e a confonderli nei paesaggi naturali, di cui sembrano delle estensioni, quasi dei prolungamenti.



Lo sfondo diventa così protagonista, non è più solo cornice.

Spesso lo stesso luogo viene rappresentato più volte ma ad orari diversi quasi per poter fissare su tela il tempo che passa, inesorabilmente.

Tra le aree più belle dell’esposizione c’è sicuramente la stanza in cui sono proiettati sulle pareti alcuni tra i quadri più famosi tra quelli presenti alla mostra. Grazie ad un sapiente gioco di specchi sarà come sentirsi parte integrante delle opere stesse, diventarne i protagonisti.


I quadri che mi hanno maggiormente colpito, non solo per le loro dimensioni, ma anche per il modo in cui sono stati usati i colori, sono quelli realizzati da Monet a Giverny, piccolo paese della campagna francese in cui il pittore si ritirò con la sua compagna e i loro figli.

Qui si dedicò quasi del tutto alla cura del suo giardino, a cui teneva moltissimo. Pensate che fece arrivare dal Giappone e dalla Cina, diverse specie esotiche di piante e fiori, da poter coltivare.

Con la stessa costanza si dedicò alla realizzazione delle sue ultime opere; pensate che soltanto allo studio de Le Ninfee dedicò gli ultimi ventisette anni della sua vita.

Fu proprio ai fiori che tanto amava che Monet dedicò il suo ultimo lavoro, prima di morire il 5 dicembre 1926, regalandoci così questo splendido mazzo di Rose che, grazie alla maestria della sua arte, non appassirà mai.

Se dopo l’esposizione avete voglia di dedicare qualche ora alla scoperta di Bologna, la città che la ospita, questa potrebbe essere l’occasione giusta per andare alla ricerca dei suoi Sette segreti.



I sette segreti di Bologna

  • La finestrella di via Piella. Dovete sapere che a Bologna c’è una piccola Venezia visibile solo guardando attraverso una minuscola finestra in via Piella, non lontana dalla centralissima via Indipendenza. Anche Bologna è una città percorsa da canali, anticamente usati per la navigazione mercantile. Le facciate multicolori che si specchiano nell’acqua rendono questo angolo cittadino davvero molto pittoresco!


  • Il dito della statua del Nettuno. Uno dei simboli di Bologna, ovvero la fontana del Nettuno situata nell’omonima piazza, nasconde un effetto ottico alquanto particolare. Se ci si colloca davanti alla scalinata della Sala Borsa e si guarda verso la statua del dio del mare, si vedrà che quello che era il suo indice sembra adesso essere il suo pene in erezione. Uno scherzo dello scultore, il Giambologna?


  • Le tre frecce conficcate sul soffitto del portico . In Strada Maggiore, all’ingresso della Corte Isolani , potrete vedere alcune persone con il naso all’insù alla ricerca di queste fantomatiche frecce che pare siano conficcate nel portico già da epoca medioevale. La leggenda narra che dei briganti intenti a colpire a morte un cittadino bolognese, sbagliarono mira facendo finire le loro frecce nelle travi di legno che sovrastano questo tratto di portico.
  • Il telefono senza fili. Si tratta di un vero e proprio canale di comunicazione a distanza, originariamente creato per far confessare i lebbrosi in epoca medievale. Collocatevi a uno dei quattro angoli sotto al Voltone del Podestà, giratevi con il viso verso il muro e aguzzate l’udito: potrete sentire distintamente la voce di chi si trova all’angolo diametralmente opposto al vostro, e anche lui sentirà voi. Provare per credere!


  • Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia. Questa iscrizione latina che tradotta vuol dire: “il pane è vita, il vino è allegria, la cannabis è protezione”, si trova all’angolo tra via Indipendenza e via Rizzoli, proprio davanti al bar Canton dè fiori, e fa riferimento all’antica coltivazione bolognese di canapa.
  • Panum resis. Sul tavolo della sede dell’Università di Bologna a Palazzo Poggi, ci sarebbe la scritta “Panum resis”, ad indicare che la conoscenza sta alla base di ogni decisione.
  • Il vaso rotto sulla Torre degli Asinelli. In cima alla Torre degli Asinelli pare ci sia un vaso rotto a simboleggiare la capacità di Bologna a risolvere i problemi. Mi raccomando, se siete studenti dell’ateneo bolognese e allo stesso tempo molto scaramantici, sappiate che salire sulla Torre prima del conseguimento della laurea, non porta molta fortuna.


E adesso ditemi di voi; cosa ne pensate di questi segreti bolognesi? Nella vostra città ci sono racconti o tradizioni simili? Raccontatemelo nei commenti.

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Comments
  • Francesca Rossetti 10/10/2020

    Adoro gli impressionisti(articolo super) ed essendo Bologna la mia seconda città (mia mamma è bolognese) prendo i biglietti su ticket e via. Hai descritto Bologna divinamente. Grazie

    • liberamente_traveller 10/10/2020

      Ma grazie a te! Dobbiamo assolutamente incontrarci qualche volta .

  • Ni ves 09/10/2020

    Quanto vorrei poter vedere dal vivo le loro opere d’arte

    • liberamente_traveller 09/10/2020

      Saranno esposte a Bologna fino al 14 febbraio 2021! Facci un pensierino .

  • Fe'licita 08/10/2020

    Quando sono stata a Bologna mi ha colpito molto la finestrella di via piella. A Roma esiste un posto chiamato il buco della serratura: se ci vai soprattutto la notte e ci guardi dentro si gode tutto lo spettacolo della cupola di San Pietro da una prospettiva insolita

    • liberamente_traveller 09/10/2020

      Mi hai incuriosita parecchio! Quando andrò a Roma cercherò questo posto segreto 🙂