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Rione Sanità: cosa vedere nello storico quartiere di Napoli

il celebre Palazzo dello Spagnolo a Napoli

Indice dei Contenuti

Il Rione Sanità è uno dei luoghi più popolosi e allo stesso tempo autentici di Napoli.

Si estende nella vallata che separa il centro storico dalla collina di Capodimonte, a nord della città.

In seguito ad un intenso processo di riqualificazione, oggi costituisce un importante punto d’interesse, alla pari dei quartieri più notoriamente turistici di Napoli.

Rione Sanità di Napoli: perché si chiama così e quali sono le cose da vedere assolutamente

L’attuale nome del rione deriva dalla particolare salubritas che connotava questa zona, anticamente adoperata per le sepolture.

Si costituì a partire dal XV secolo, quando l’area era ricca di boschi e sorgenti.

Il modo migliore per esplorarlo è sicuramente a piedi, lasciandosi trascinare dai colori vivaci dei vicoli e dai profumi intensi dei mercati.

Siete pronti a mettervi in cammino? Cominciamo!

Catacombe di San Gennaro

Il nostro itinerario alla scoperta del Rione Sanità comincia da un luogo legato indissolubilmente ad una delle figure più rappresentative di Napoli.

Le Catacombe di San Gennaro occupano circa 5.000 metri, distribuiti su due livelli interrati, che sfruttano la naturale pendenza della collina tufacea di Capodimonte.

Il nucleo più antico risale al II secolo d.C.

Con molta probabilità fu una famiglia nobile a farsi seppellire in questo spazio sotterraneo, prima di concederlo alla comunità cristiana locale.

Nel IV secolo d.C. si scelse di collocare qui i resti di Sant’Agrippino.

In suo onore si ricavò una basilica ad una sola navata per consentire ai fedeli di venerare il primo patrono della città.

È attorno a questo culto che si sviluppò la catacomba inferiore, un fitto dedalo di cunicoli con soffitti che raggiungono i 6 metri di altezza ed una vasca, adoperata durante il VII secolo d.C. per conferire il battesimo.

All’epoca il vescovo Paolo II fu infatti costretto a celebrare i sacramenti sottoterra a causa delle lotte iconoclaste.

le catacombe di San Gennaro a Napoli

Il livello superiore si espanse invece attorno ad un sepolcro risalente III secolo d.C. e fu ampliato nel V secolo d.C., in seguito alla traslazione delle spoglie di San Gennaro.

Da questo momento la catacomba divenne una meta di pellegrinaggio e si arricchì di una basilica (detta adjecta) a tre navate e della cosiddetta Cripta dei Vescovi.

I sepolcri nel complesso sono almeno duemila e grazie alle loro peculiarità architettoniche, consentono di risalire persino al ceto sociale dei defunti.

Le famiglie più abbienti ad esempio, costruivano delle vere e proprie cappelle, arricchite da mosaici o affreschi.

Tra questi spicca la più antica raffigurazione di San Gennaro (V secolo d.C.), che appare come un uomo alto poco meno di due metri, dalla pelle olivastra.

I resti del Santo rimasero all’interno della catacomba fino all’831 d.C., quando vennero trafugati dai Longobardi.

Fecero ritorno nel 1947 e da quel momento se ne dispose la collocazione all’interno del Duomo di Napoli.

Visitare le Catacombe di San Gennaro: cosa sapere

Oggi le Catacombe di San Gennaro sono aperte al pubblico e possono essere esplorate in compagnia dei volontari de La Paranza.

Dal 2006 questa cooperativa sociale si impegnata attivamente nella promozione del Rione Sanità e dei suoi luoghi simbolo.

Nel 2008 si è riusciti a riaprire la vicina Basilica di San Gennaro Extra Moenia (V secolo d.C.), dopo ben 41 anni dalla chiusura.

L’ingresso delle Catacombe si trova a ridosso della Basilica del Buonconsiglio, in Via Capodimonte, 13.

La visita dura un’ora e segue un percorso che va a ritroso nel tempo. Si parte dal livello superiore, il più recente, per finire a quello inferiore, il più antico.

Vi consiglio di acquistare i biglietti preventivamente on line, così da prendere visione degli orari e delle diverse tipologie di tour disponibili.

Ponte del Rione Sanità

Dall’alto dei suoi 118 metri, il Ponte della Sanità domina la vallata dell’omonimo rione.

Collega Via Santa Maria Teresa degli Scalzi a Corso Amedeo di Savoia e risale ai primi dell’Ottocento.

La sua costruzione doveva consentire ai sovrani francesi di raggiungere rapidamente la Reggia di Capodimonte dal centro cittadino.

I lavori, cominciati da Giuseppe Bonaparte e terminati da Gioacchino Murat, vennero affidati all’architetto Nicola Leandro.

Si compone di sei grandi arcate a sesto acuto ed è parte integrante del tessuto urbano abitativo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi stavano per farlo saltare in aria, ma grazie al tempestivo intervento di un gruppo di partigiani, il ponte si salvò.

Questo evento non lasciò per nulla indifferenti i napoletani.

In seguito ad una petizione promossa dagli abitanti del quartiere, il Comune di Napoli decise di intitolare il ponte a Maddalena Cerasuolo.

il Ponte Maddalena Cerasuolo del Rione Sanità a Napoli

La partigiana è ricordata anche da una lapide, affissa presso l’ascensore che consente a quanti percorrono il ponte, di raggiungere agevolmente il rione.

Basilica di Santa Maria della Sanità

Uno degli elementi architettonici più preziosi del quartiere è la cupola maiolicata della Basilica di Santa Maria della Sanità.

Questo gioiello del barocco napoletano è stato eretto tra il 1602 ed il 1610 secondo il progetto del domenicano Fra Nuvolo.

È conosciuta nel quartiere anche con il nome di Basilica di San Vincenzo (soprannominato O’ Munacone).

Al suo interno infatti, si trova una statua di San Vincenzo Ferrer ritenuta miracolosa.

Si narra che è solo grazie alla sua intercessione che la città superò l’epidemia di colera del 1836.

La chiesa, affacciata su Piazza Sanità, è stata costruita in seguito al ritrovamento di un affresco risalente al V secolo d.C., considerato la più antica effigie della Madonna nella città di Napoli.

Numerose sono le tele che impreziosiscono gli interni della basilica.

Pare che una di queste, La Circoncisione di Cristo (1610-1612), attribuita a Vincenzo Forlì, sia stata inizialmente commissionata a Caravaggio.

Nel 2019 nella chiesa è stata svelata l’effigie di Massimo Pastore, che mostra San Gaudioso avvolto in una coperta isotermica, identica ai drappi di primo soccorso forniti ai migranti subito dopo lo sbarco.

L’opera, che incuriosisce molti dei turisti che varcano le soglie della basilica, rientra nel progetto Santi Migranti.

L’artista partenopeo affronta una tematica legata alla nostra attualità, sottolineando come anche molti dei Santi più venerati siano giunti fino a noi affrontando lunghi viaggi, spesso pieni di difficoltà.

Dal 24 Dicembre 2021 la Basilica di Santa Maria della Sanità espone anche un maestoso presepe napoletano (detto Favoloso), realizzato dai fratelli Scuotto e Biagio Roscigno.

Opportunamente protetta da una teca, l’opera supera i due metri di altezza ed è visibile su tutti e 4 lati. Come da tradizione, si compone di alcuni dei personaggi tipici della Napoli settecentesca.

Catacombe di San Gaudioso

L’accesso alle Catacombe di San Gaudioso si trova all’interno dell’omonima cripta, nella Basilica di Santa Maria della Sanità.

la cripta di san Gaudioso nella Basilica di Santa Maria della Sanità

Per accogliere le spoglie del Santo, giunto a Napoli per una pura casualità, si dovette ingrandire l’area sepolcrale originaria.

Avendo rifiutato la conversione all’arianesimo, Gaudioso fu costretto a salire su un’imbarcazione priva di remi e vele, e a lasciare le coste africane.

Quando morì ( tra il 451 ed il 453 d.C.), i suoi resti divennero oggetto di devozione da parte dei fedeli napoletani.

Le catacombe conobbero un lungo periodo di abbandono in seguito al trafugamento delle reliquie di San Gennaro e alle frequenti frane (la caduta di detriti era definita Lava dei Vergini).

Solo dopo il ritrovamento della più antica effigie mariana e la successiva costruzione della Basilica di Santa Maria della Sanità, questi ipogei tornarono ad essere adoperati per le sepolture.

Dei defunti si conservava esclusivamente il cranio, che veniva prima essiccato (attraverso la pratica della scolatura).

Mentre la testa si incastrava nei muri, il resto del corpo era dipinto, rivelando quale fosse il mestiere svolto in vita.

Le Catacombe di San Gaudioso sono visitabili a pagamento tutti i giorni (tranne il mercoledì) dalle 10:00 alle 17:00, al costo di 11 Euro (riduzioni e scontistiche sono disponibili sul sito internet delle Catacombe di Napoli).

Murales da non perdere: l’omaggio a Totò nato nel cuore del Rione Sanità

Anche il Rione Sanità, come i Quartieri Spagnoli, cela tra le sue palazzine coloratissimi murales.

Personalmente, ce ne sono almeno quattro che hanno colpito la mia attenzione:

  • Tieneme ca te tengo, di Jerico. Si trova sull’ascensore del Ponte della Sanità e mostra due giovani che si abbracciano e si sostengono a vicenda.
  • Resis-Ti-Amo, di Francisco Bortoletti. Si tratta della prima opera di street art eseguita su una chiesa (nello specifico, sulla facciata della Basilica di Santa Maria della Sanità). È ispirato alla vera storia di una coppia di innamorati che ha superato una brutta malattia, curandosi anche attraverso l’amore.
  • Luce, di Tono Cruz. Con i suoi 18 metri, riempie un’intera palazzina di Piazza Sanità. Raffigura i volti sorridenti dei bambini del rione, che sembrano illuminati da un fascio di luce.
  • Totò e Peppino, di Tono Cruz. In Via Sanità, 36 un murales omaggia il Principe della Risata, nato il 15 Febbraio 1898 a pochi metri da qui, in Via Santa Maria Antesaecula, 110 (oggi abitazione privata e non visitabile). L’opera lo raffigura in compagnia di Peppino De Filippo in una scena del film La banda degli onesti (1956).
il murales che omaggia Totò nel rione dive è nato

Palazzo Sanfelice

Il palazzo situato al civico 6 di Via Sanità è intitolato a Ferdinando Sanfelice, che lo fece innalzare tra il 1724 ed il 1728, a ridosso di un fabbricato preesistente.

I due edifici, uniti a formare una sola costruzione, presentano una magnifica scala a doppia rampa (anche detta ad ali di falco), che crea un incredibile effetto scenico.

Non è un caso infatti che il cinema abbia scelto Palazzo Sanfelice come il set di celebri pellicole, tra cui Questi fantasmi, 1967.

Anche la televisione del resto, negli ultimi anni ne è apparsa decisamente affascinata.

Se nella terza stagione di Gomorra questa era la residenza di O’ Stregone, nella fiction RAI Mina Settembre, diventa il consultorio in cui lavora la protagonista.

la facciata del Palazzo Sanfelice al Rione Sanità di Napoli

Palazzo dello Spagnolo

Uno degli edifici più fotografati di Napoli è il Palazzo dello Spagnolo (o dello Spagnuolo), situato in Via Vergini, 19.

I lavori di questa costruzione barocca, caratterizzata da una scala a doppia rampa e stucchi in stile rococò, cominciarono nel 1738, su commissione del marchese Moscati.

Sul finire del 1700 Tommaso Atienza, un aristocratico proveniente dalla Spagna (a cui si deve l’appellativo di Spagnolo) ne divenne il proprietario, apportando modifiche ed ampliamenti.

Molto probabilmente avrete già visto la sua facciata al cinema.

Il Palazzo dello Spagnolo è apparso in numerosi film, tra cui Il Giudizio Universale di De Sica (1961).

Un consiglio: sia il Palazzo Sanfelice che quello dello Spagnolo attualmente sono abitazioni private, pertanto ne sono visitabili soltanto gli esterni, nel pieno rispetto della privacy dei condomini.

Jago al Rione Sanità: a Napoli i capolavori di uno degli artisti italiani più amati nel mondo

Da qualche anno il Rione Sanità di Napoli vanta un nuovo celebre residente, ovvero lo scultore Jaopo Cardillo (in arte Jago).

Forse lo ricorderete per la discussa opera Habemus Papam, realizzata nel 2009 e poi modificata nel 2016, in seguito alle dimissioni di Papa Benedetto XVI.

Dopo aver saputo della fine del pontificato di Ratzinger, Jago decise infatti di spogliare il suo busto delle vesti, privarlo degli occhi e cambiare il nome in Habemus Hominem.

Oggi lo scultore, che ha lasciato l’Accademia di Belle Arti prima di concludere gli studi per potersi dedicare liberamente alla sue creazioni, è uno degli artisti italiani più apprezzati e richiesti in ogni parte del mondo.

Figlio Velato: la mostra permanente di Jago nel cuore del Rione Sanità

All’interno della Chiesa di San Severo fuori le Mura, nel cuore del quartiere, il 21 Dicembre 2019 è stata inaugurata una sua mostra permanente.

Attualmente espone una sola emblematica opera, Figlio Velato, custodita all’interno della Cappella dei Bianchi.

Si ispira chiaramente al Cristo Velato di Giuseppe Sammartino ed è stata scolpita a New York, adoperando un unico blocco di marmo del Vermont, del peso di 2 tonnellate.

Raffigura un bambino disteso esanime con il corpo quasi del tutto coperto da un telo.

la scultura Figlio Velato di Jago

Sembra riprendere (almeno questa è stata la mia impressione) una delle tragiche morti infantili legate ai naufragi dei profughi sulle coste del Mediterraneo.

Avete tempo fino al 21 Dicembre 2025 per ammirarla tutti i giorni, dalle ore 10:00 alle ore 13:00.

La visita prevede un costo di 8 Euro (6 Euro per gli under 18 e gli over 65, mentre i residenti ed i possessori del biglietto per le Catacombe di Napoli entrano gratis).

Jago Museum: il primo museo al mondo dedicato allo scultore italiano

Il fortissimo legame che unisce Jago al Rione Sanità di Napoli è testimoniato dalla volontà del popolare scultore di aprire esattamente qui nel 2023, il primo museo al mondo dedicato interamente alle sue opere.

È stato allestito all’interno della chiesa seicentesca di Sant’Aspreno ai Crociferi, intitolata al primo vescovo della città.

Espone alcuni dei lavori più emblematici dell’artista ed è aperto alle visite (al costo di 8 Euro) tutti i giorni nei seguenti orari:

  • dal lunedì al giovedì, dalle ore 10:00 alle ore 13:00;
  • dal venerdì alla domenica, dalle ore 10:00 alle ore 17:00.

Ho avuto la fortuna di visitare il museo poco più di un mese dopo l’installazione di Narciso (avvenuta l’8 Dicembre 2023), la scultura che rielabora il celebre mito.

Capolavori da non perdere nel museo dedicato a Jago nel Rione Sanità

L’artista non ama svelare dettagliatamente il significato profondo delle sue opere, lasciando che ciascuno possa trarre ispirazione senza lasciarsi condizionare.

Ciononostante, lo staff organizza delle vere e proprie visite guidate in orari stabiliti (visionabili al momento dell’acquisto del biglietto) e fornisce alcune utili indicazioni di massima.

  • Self (2020), l’autoritratto dell’artista nonché l’unica scultura del museo che si può toccare.
  • Apparato circolatorio (2017), si compone di 30 cuori di ceramica che riproducono altrettanti istanti di un solo battito cardiaco.
  • Venere (2018), rovescia completamente i canoni della bellezza, qui mostrata come una donna anziana e con la pelle raggrinzita (in antitesi con la Venere di Botticelli).
  • David (2021), un nuovo ribaltamento dei canoni artistici rinascimentali. In questo caso infatti, il soggetto è una donna, a differenza della famosissima scultura di Michelangelo.
  • Aiace e Cassandra (2022), forse l’opera più intensa dell’intera esposizione (che richiama il Ratto di Proserpina del Bernini). Quello che colpisce maggiormente è la resa espressiva della figura femminile, che tenta con forza e con coraggio di difendersi da un’aggressione.
  • Pietà (2021), il risultato di 16 mesi di lavoro è strabiliante, così come la cura nei dettagli del volto dell’elemento maschile (che somiglia molto all’autore).
La Pietà di Jago nel museo del Rione Sanità a Napoli

Una curiosità: se guardate con attenzione i personaggi scolpiti da Jago, vi sembrerà che i loro occhi seguano attentamente i vostri movimenti. È il risultato della particolare tecnica utilizzata dall’artista per rendere i suoi lavori ancora più comunicativi e carichi di significato.

Cimitero delle Fontanelle

Nonostante sia chiuso ormai da tempo e non si conoscano le date di una prossima riapertura, il Cimitero delle Fontanelle merita sicuramente di essere menzionato tra gli angoli più significativi del Rione Sanità di Napoli.

Venne istituito nel XVI secolo per accogliere i corpi delle vittime di pestilenze, eruzioni, terremoti e tutti i più tragici eventi che si abbatterono sulla popolazione napoletana nel corso dei secoli.

Questo gigantesco ossario è stato scavato direttamente nella roccia tufacea e si presenta suddiviso in tre ampie gallerie, che raccolgono migliaia di ossa.

I teschi venivano adottati, secondo quanto previsto dal culto delle anime pezzentelle. A tal proposito, trovate maggiori informazioni nell’articolo che ho dedicato al teschio con le orecchie, un oggetto leggendario custodito nel cuore di Napoli.

Come raggiungere il Rione Sanità dal centro di Napoli

Potete raggiungere il Rione Sanità a piedi, con una passeggiata di 20-30 minuti dal centro storico.

Se volete fotografare la splendida cupola maiolicata della Basilica di Santa Maria della Sanità dall’alto, vi consiglio di prendere Via Santa Teresa degli Scalzi e passare sul ponte.

In alternativa, imboccate Via Foria, superate la Porta di San Gennaro e accedete al rione dal barocco Borgo dei Vergini (corrispondente a Via dei Vergini), cominciando così il tour dallo Jago Museum.

Chi preferisce spostarsi con i mezzi pubblici, può prendere l’autobus (il servizio è gestito da ANM) o la metropolitana delle linee: L1 ( fermata Museo) o L2 (fermata Cavour) e proseguire a piedi.

Ora però sono curiosa: avete già visitato il Rione Sanità di Napoli?

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14 risposte

  1. purtroppo la mia ultima visita a Napoli è stata molto breve e non ho avuto modo di visitare il Rione Sanità anche se me lo ero riproposto. Grazie per la tua descrizione dettagliata, un pò è come se ci fossi stata davvero e un pò (molto) ha aumentato la mia voglia di tornare a Napoli e visitarlo con la dovuta calma

  2. Durante il mio toru a Napoli mi sono concentrata sui Quartieri Spagnoli e sui dintorni di Chiaia. Avendo pochissimi giorni a disposizione non sono riuscita ad arrivare al rione Sanità. Tornerò sicuramente in città e seguirò i tuoi preziosi consigli di viaggio.

  3. Abbiamo in programma di visitare Napoli il mese prossimo, io l’ho intravista qualche anno fa senza il marito, ma più che una visita era una chiacchiera tra amiche durata 3 giorni, quindi non conta. Stiamo ancora pianificando l’itinerario, e il tuo articolo è stato molto utile per scoprire le bellezze del rione sanità. Cercherò di inserire sicuramente qualche tappa anche nel nostro.

  4. Credo che sia uno dei rioni più popolari di Napoli e mi sono sempre chiesta il perchè del suo nome; il mio sogno è di vistarlo e soprattutto di vedere il Cristo Velato. Se è così bello in foto, come può essere vedendolo con i propri occhi?

    1. Ciao Teresa, quello che vedi in foto non è il Cristo Velato di Giuseppe Sammartino ma il Figlio Velato, opera di Jago, uno scultore contemporaneo. Il Cristo Velato si trova nella Cappella Sansevero (che non è nel Rione Sanità), a cui ho dedicato un altro approfondimento su questo blog, contenente tutte le informazioni utili per la visita.

  5. Sono stata a Napoli, ma purtroppo x questioni di tempo non ho potuto visitare questo quartiere. Mi piacerebbe moltissimo vederne i murales, i palazzi storici e il Cimitero delle Fontanelle.

    1. Ciao, come avrai letto, il Cimitero delle Fontanelle è chiuso ma sarà mia premura aggiornare l’articolo non appena (spero presto) si provvederà alla riapertura.

  6. Non ho mai visitato il Rione Sanità ma ogni volta che scrivi un articolo riguardante Napoli scopro luoghi per me nuovi e super interessanti. Un volto di Napoli forse meno conosciuto ma pur sempre suggestivo.

  7. Manco tanto da Napoli e questa zona non l’avevo mai vista. Sicuramente è un spunto diverso da vedere il classico quartiere di Spagnoli o Spaccanapoli.

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