Visitare le terre un tempo appartenute alla contessa Matilde di Canossa, non è solo ammirare quei morbidi e verdi colli dell’Appenino reggiano, che un tempo fungevano da naturale strumento di difesa e avvistamento degli attacchi nemici.


Esplorarli attraverso i numerosi sentieri presenti, infatti, ci porterà a una continua ricerca del miglior punto di osservazione. E così, mentre la nebbia piano piano sale verso le antiche torri di pietra, in un batter d’occhio ci ritroveremo in quel 1077, anno in cui viene collocato il più famoso episodio storico legato alla contessa, proprietaria di queste terre.



Matilde di Canossa

A soli 9 anni è erede di un territorio che va dalla Toscana fino a Mantova. Quando esplode il contrasto tra Enrico IV e la Chiesa d Roma, Papa Gregorio in viaggio verso la Germania, si rifugia presso il Castello di Canossa, minacciato dall’imminente sopraggiungere dell’imperatore. Qui Enrico IV, implorando perdono, rimane inginocchiato per tre giorni e tre notti di fila davanti al Castello della contessa, finchè non lo ottiene. Pensate che Matilde partecipa attivamente alla fondazione della più antica Università del mondo, quella di Bologna, che risale al 1088. Nello stemma originario dell’Ateneo bolognese infatti, c’è anche il simbolo rappresentativo del feudo di Canossa. Muore nel 1115 e dal 1632 le sue spoglie sono a Roma, nella Basilica di San Pietro, in un sarcofago monumentale realizzato dal Bernini.

Il Castello di Rossena

Venne costruito da Adalberto Atto, bisnonno di Matilde, con l’obiettivo di creare una roccaforte a difesa del Castello di Canossa, che da qui dista solo 2 km.



Questo intento è ben visibile dalla struttura stessa del castello, dove il primo elemento architettonico costruito fu proprio la torre, definito mastio, finalizzata all’avvistamento delle truppe nemiche.

Osservandone bene gli angoli infatti, sono ben visibili i peducci, che servivano per far cadere la pece o l’olio bollente sugli ignari nemici, ed alcune feritoie strettissime, da cui gli arcieri potevano scagliare le loro frecce senza essere visti.

Proprio di fronte al Castello, sulla cima di un alto colle, si erge la Torre di Rossenella. Pensate che per evitare che qualcuno riuscisse a introdursi all’interno dell’edificio, l’unico ingresso era posto a sette metri da terra e accessibile solo tramite una scala retrattile.

Il nome deriva dal colore rossastro del suolo, di tipo vulcanico.

Inizialmente quindi, il Castello di Rossena aveva la medesima funzione della Torre di Rossenella, si trattava cioè di un presidio difensivo e militare.

Soltanto nella seconda metà del XVIII secolo diventò una residenza, come testimoniato da numerose iscrizioni sulle pareti dei diversi ambienti, venute in superficie dopo alcuni restauri.

L’edificio è protetto da ben tre cinta murarie; la prima è attorno al mastio, la seconda , più alta, realizzata per la difesa piombante e la terza con i bastioni.



Il Castello inoltre, si sviluppa su tre livelli. L’ingresso è posto oltre una porta in ferro, in cima ad una scalinata di pietra. Considerate che per per accedere al terzo livello fu costruito un passaggio ricavato nella muratura del mastio.

Quello che più mi ha colpito degli interni, sono le splendide e luminose finestre, che da quassù offrono una visuale davvero unica sia sulla la Torre di Rossenella, che sul Castello di Canossa. I colori dei colli reggiani e la nebbia che intanto sopraggiunge dalla valle, rendono la visita indimenticabile.

Riuscite a vedere quelle aree di roccia nuda e grigiastra, ai piedi del Castello di Canossa? Si tratta dei famosi Calanchi, profondi solchi nel terreno che sono il risultato di un lungo processo di erosione. Dal momento che il paesaggio risulta privo di vegetazione, riesce ad offrire alla vista uno spettacolo davvero unico nel suo genere.



Ma la presenza dell’argilla sotto alle fondamenta del castello, fu per Matilde un ottimo alleato per contrastare gli attacchi dei nemici, i quali si ritrovavano dinanzi a un terreno scivoloso e umido in inverno, e molto secco in estate, caratteristiche che impedivano l’avanzare delle truppe.

Dal 2000 all’interno del Castello è stato ricavato un ostello con cinquanta camere, solitamente riservate a gruppi di più di dieci persone.

E’ inoltre spesso scenario di convegni, eventi e celebrazioni civili.



Durante il mio tour ad esempio, tra le stanze della nobile residenza di Matilde, erano esposte alcune opere del fotografo Andrea Zannoni, dedicate a questo luogo a cui lui da sempre, si sente molto legato.

Un piccolo consiglio: all’uscita dal Castello, fermatevi per qualche minuto sul piazzale, nei pressi della Chiesa di San Matteo. Questo luogo, dove regna il silenzio, è un vero ristoro sia per gli occhi che per l’anima.



Un’ultima sosta prima di dirigersi verso casa è assolutamente obbligata. Ai piedi del Castello, oltre il sentiero che da qui conduce al piccolo borgo di Rossena, vi è un’osteria che dal nome rievoca antichi duelli, la Trattoria del cavaliere nero.



L’ambiente è molto informale, ma la sala da pranzo è ampia e arredata con dettagli vintage. Ho cominciato con un antipasto di affettati misti, quindi tagliatelle ai porcini e faraona all’acquavite, il tutto accompagnato da un buon lambrusco.

Ho molto apprezzato il generoso bicchiere di digestivo offerto dal proprietario a fine pasto. Il conto era assolutamente nella norma per i locali di questo genere, tipici dell’entroterra dell’ Emilia Romagna.

La storia di questa contessa, la bellezza dei paesaggi delle sue terre, la maestosità delle sue torri, l’imponenza dei suoi castelli, mi hanno colpito così tanto da farmi visita anche in sogno. Ricordo nitidamente che mi trovavo in uno dei punti più panoramici del Castello di Rossena e attorno a me il cielo diventava rosso fuoco, mentre una patina scura saliva dalla vallata. E mentre il sole lentamente si dirigeva verso est, non riuscendo più a vedere nitidamente le fondamenta di pietra del castello, mi perdevo completamente, come sopra a una nuvola, in quella visione estatica, onirica per l’appunto.

L’incredibile storia di Matilde di Canossa e dei suoi castelli, ha affascinato anche Tacchi e sapori, che con la sua creatività in cucina, è riuscita a dare un volto ai colori e alle suggestioni del mio tour tra le colline reggiane, un tempo appartenute alla contessa.

Se siete curiosi e volete provare la ricetta, cliccate qui!



E ora ditemi di voi; vi è capitato di farvi suggestionare da un luogo , come è capitato a me con questo castello? Sono curiosa: che interpretazione date al mio sogno?

Vi leggo nei commenti.

Leave a Reply
Comments
  • Paola Sartori 12/11/2020

    Bellissimo racconto, mi hai fatto vivere le suggestioni del luogo, spero di poterlo visitare quanto prima. Grazie

    • liberamente_traveller 13/11/2020

      Ti ringrazio molto ! Te lo auguro . È davvero un luogo molto suggestivo .

  • Fe'licita 12/11/2020

    Conoscevo la storia di questa contessa e vedere i luoghi in cui ha vissuto è stato davvero bello ed emozionante. Grazie

  • Francesca Rossetti 12/11/2020

    Le suggestioni avvengono quando qualcosa ci ha colpiti particolarmente dentro, da qui sogni, orripilazione etc. Adoro questo tuo articolo, come sempre interessante e non “solo” descrittivo del luogo, ma ricco di curiosità e contenuti. Devo dire che la Scozia mi ha particolarmente suggestionato, tant’è che spesso la sogno e spero sia un futuro viaggio.

    • liberamente_traveller 12/11/2020

      Ti ringrazio delle belle parole . La Scozia è ricca di castelli e leggende , meta perfetta per sognare .