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Napoli e lo street food: cosa e dove mangiare

taralli napoletano tra gli street food più amati di Napoli

Indice dei Contenuti

Se c’è un’esperienza quasi mistica da fare assolutamente a Napoli, è assaggiare le prelibatezze dello street food locale.

Già perché il binomio ormai noto in tutto il mondo, che vede nella pizza l’emblema della gastronomia partenopea, per quanto inattaccabile, è pressapoco riduttivo.

Tra i vicoli del centro storico di Napoli, nelle sue piazze e persino sul lungomare cittadino, ogni ora del giorno è un tripudio di sapori forti, profumi intensi, gusti decisi.

Non solo pizza: Napoli e lo street food binomio perfetto

Che voi siate in coda davanti alla Cappella di San Gennaro o vi concediate una passeggiata nei coloratissimi Quartieri Spagnoli, vi sarà assolutamente impossibile resistere!

Per quanto mi riguarda, cedere alle lusinghe dello street food di Napoli senza fermarmi necessariamente in un ristorante, mi ha permesso di rispettare i rigidi tempi di marcia e riempire i momenti di sosta tra una visita guidata ed un tour.

Grazie a Laura, esperta conoscitrice delle prelibatezze locali, ho avuto modo di provare diverse delle eccellenze, in alcuni tra i luoghi simbolo della tradizione napoletana.

Scopriamone di più!

Pizza a portafoglio: la sorella minore della pizza napoletana

Detta anche a libretto, la pizza a portafoglio è la variante street food della pizza di Napoli.

È di dimensioni leggermente ridotte rispetto a quella tradizionale ed è necessariamente meno farcita, così da facilitarne il consumo in piedi.

Il suo nome è un chiaro riferimento alla modalità con cui viene servita.

Viene piegata su stessa, prima da un lato e poi dall’altro, per poi essere avvolta in un pezzo di carta e, finalmente, gustata.

È perfetta per essere assaporata in movimento, prestando però molta attenzione alla salsa di pomodoro, che potrebbe finire sui pantaloni o peggio, sulle scarpe.

Se pensate che le bellezze architettoniche di Napoli vi possano distrarre, cercate un punto d’appoggio (come ad esempio, una gradinata) e fermatevi lì a gustare la vostra pizza a portafoglio.

Origini e storia della pizza a portafoglio e di come conquistò Bill Clinton

Nel libro Il ventre di Napoli, Matilde Serao (nota tra l’altro, per essere stata la prima donna a dirigere un giornale, dopo averlo fondato) ipotizza che l’origine della pizza a portafoglio sia da attribuire alla storica pizzeria Port’Alba, fondata nel 1738.

Si trattava di un piatto semplice e povero, destinato a coloro che avevano molta fame ma poco denaro.

Pensate: questa pizzeria, considerata la più antica di tutta Napoli, oggi è ancora aperta.

Si trova in Via Port’Alba che, non a caso, è un vicolo noto per le sue librerie, che espongono testi nuovi ed usati.

Uno dei momenti più iconici legati allo street food forse più diffuso a Napoli però, riguarda un altro celebre locale: la pizzeria Di Matteo, in Via dei Tribunali, 94.

Qui, durante il G7 di Napoli del 1994, persino il Presidente americano Bill Clinton cedette alla tentazione di assaggiare la pizza a portafoglio, come testimonia una fotografia dell’epoca che, in breve tempo, fece conoscere questa prelibatezza al mondo intero.

Dove mangiare e quanto costa la pizza a portafoglio a Napoli

Oltre alle pizzerie Port’Alba e Di Matteo, potete acquistare la vostra pizza a portafoglio anche presso rosticcerie o take away, proprio come Passione di Sofì.

Si tratta di una catena di locali che prende il nome dalla giovane che pare avesse fatto perdere la testa a Ferdinando I di Borbone.

Qui servono esclusivamente piatti, salati e fritti, dello street food napoletano e con 1 o 2 Euro, è possibile gustare una buona pizza a portafoglio.

Il cuoppo: l’apoteosi del fritto a Napoli

Se siete amanti del fritto, dovete assolutamente provare il cuoppo di Napoli, pratico e goloso street food partenopeo.

Il termine cuoppo, indubbiamente curioso, è un riferimento alla forma a cono che viene data al cartoccio nel quale viene introdotto il cibo.

La sua diffusione si attesta già nell’Ottocento tra la popolazione più povera della città che in questo modo, riusciva a sfamarsi con cibi molto nutrienti e poco costosi.

Oggi costituisce, sia per i napoletani che per i tanti turisti in città, un pasto ricco e allo stesso tempo davvero goloso.

Scopriamone le varianti.

Cuoppo di terra e di mare: dove provare il più buono

Il cuoppo di terra può essere riempito con palline di pastella, piccoli arancini di riso, crocché di patate, frittatine di pasta e in alcuni casi, anche con verdure pastellate e poi fritte (ad esempio melanzane, zucchine o fiori di zucca).

Come avrete già capito, il cuoppo di mare è totalmente a base di pesce.

Può contenere alici fritte, baccalà fritto oppure moscardini e calamaretti ripassati in pastella e poi fritti: è l’apoteosi del gusto!

I fritti vanno asciugati prima di essere collocati all’interno del cuoppo, altrimenti possono risultare troppo unti e sgradevoli sia al tatto che al gusto.

Sia il cuoppo di terra che quello di mare vengono solitamente serviti con dei bastoncini, perfetti da utilizzare come sostitutivi delle posate se non ci si vuole sporcare eccessivamente le mani.

Ho assaggiato il mio primo cuoppo di terra presso la già citata Passione di Sofì (al costo di 5 Euro) ed il secondo da I cuoppi – friggitori napoletani, un piccolo locale aperto da due fratelli partenopei doc, in Via San Biagio dei Librai.

Li ho apprezzati entrambi e non saprei sinceramente quale consigliarvi. Lasciatevi ispirare dalla proposta che meglio incontra i vostri gusti personali.

il mio gustoso cuoppo di fritti di terra assaggiato a Napoli

Se invece volete assaggiare il cuoppo di mare, vi consiglio di raggiungere Il Cuoppo di Pignasecca – Pescheria Azzurra in Via Portamedina, 3/4.

È una pescheria dei Quartieri Spagnoli che prepara quotidianamente cuoppi a volontà con il pescato del giorno.

Io l’ho già inserita come tappa imprescindibile del mio prossimo viaggio a Napoli, e voi?

Taralli napoletani: cosa sono e come distinguerli dai tarallini pugliesi

Il tarallo napoletano, anche chiamato sugna e pepe, è stata la vera sorpresa del mio viaggio alla scoperta dello street food di Napoli.

Dal momento che le mie origini sono pugliesi infatti, gli unici taralli che conoscevo sono quelli all’olio d’oliva, una vera leccornia del tacco d’Italia.

Tuttavia, al contrario di quanto accade all’ombra del Pizzomunno, il tarallo napoletano viene preparato con un’abbondante quantità di strutto e non con l’olio.

Inoltre, nell’impasto del tarallo a Napoli si aggiungono pepe e mandorle, elementi che non sono presenti nella ricetta pugliese.

Comunemente, si ritiene che il consumo dei taralli fosse ampiamente diffuso a Napoli già nell’Ottocento.

Si trattava di una pietanza semplice, preparata con l’impasto avanzato del pane e servito nelle osterie, accanto ad un buon bicchiere di vino.

Dove trovare i taralli a Napoli e quanto costano

Durante le mie passeggiate nel centro storico di Napoli, sono stata letteralmente catturata dalle vetrine delle tarallerie, che espongono i loro prodotti appena sfornati, cercando così di ingolosire i passanti.

Prima di lasciare la città, ho deciso di fare una tappa presso la Taralleria Napoletana, dove ho potuto ammirare da vicino l’antichissima arte del tarallo.

la vetrina della Taralleria Napoletana

I proprietari di questo negozio, che è anche il laboratorio destinato alla produzione, proseguono l’attività cominciata dai loro antenati più di un secolo fa.

Oggi però, la varietà dei taralli è decisamente aumentata, così da soddisfare i palati più esigenti e accontentare tutte le tasche (il costo è di circa 0,90 – 1 Euro al pezzo).

Al contrario, le modalità di preparazione e conservazione del prodotto sono rimaste invariate.

Preparazione e conservazione del tarallo napoletano

Pensate che ciascun tarallo viene intrecciato manualmente dal cosiddetto tarallaro poiché le mandorle sono inserite intere nell’impasto, secondo una procedura che richiede una certa sensibilità oltre che tecnica.

Una volta terminata la cottura, viene servito solo dopo essere stato incartato singolarmente e poi riposto in una scatola di cartone.

Da questa confezione, i taralli devono essere estratti solo quando è arrivato il momento di mangiarli, così da mantenere la loro freschezza e friabilità.

Credetemi: ho consegnato ai miei familiari, dopo circa 30 giorni dal mio rientro, una scatola di taralli acquistati nella Taralleria di Via San Biagio dei Librai, 3.

Il tarallaro mi aveva detto che, se la scatola non fosse stata mai aperta, i taralli sarebbero rimasti freschi per ben 3 mesi.

Ciascun tarallo, scartato al momento, sembrava appena fatto!

Non c’è dubbio: questo street food, tra i più golosi di Napoli, è anche il souvenir perfetto per sorprendere parenti e amici.

Sono certa che farete un figurone!

Frittatina napoletana: lo street food fritto più goloso di Napoli

La frittatina napoletana costituisce sicuramente lo street food di Napoli che più ingolosisce i turisti.

Anche in questo caso, come per i precedenti, si tratta di un pasto originariamente povero, realizzato con gli avanzi del cibo, spesso del giorno prima.

In tempi di ristrettezze non si poteva certo buttar via la pasta, che veniva condita con formaggio e uova, fritta in padella con olio e infine, sotto le sembianze di una frittatina, servita in tavola.

In alternativa, essendo un pasto sostanzioso ma allo stesso tempo anche un pratico take away, veniva consumata durante le gite scolastiche o le lunghe giornate al mare.

Dove acquistare la frittatina napoletana

Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di questa bontà ipercalorica grazie ad Alessandra, la guida turistica napoletana che mi ha portato ad esplorare le viscere della città.

Su suo consiglio, ho così deciso di fare una tappa presso la già menzionata pizzeria Di Matteo, considerato in tutta Napoli come una sorta di tempio di questo street food.

Si narra che la pietanza, regina dei fritti partenopei e preparata con: pasta (solitamente bucatini), piselli, besciamella e ragù, sia stata messa sul mercato solo negli anni Novanta.

All’epoca la famiglia Di Matteo, che aveva già una pizzeria ben avviata, decise di sorprendere i propri clienti preparando alcune frittatine di pasta.

Non solo andarono a ruba ma, in pochi giorni, la voce si sparse in tutta la città ed in tantissimi accorsero per assaggiare questa pallina ripiena e fritta.

Per questo motivo, non vi sorprenderà se, ancora oggi, davanti alla pizzeria Di Matteo in Via dei Tribunali, vi toccherà mettervi in fila e aspettare pazientemente di ricevere la vostra frittatina calda e fumante.

A proposito: vi ho già detto che costa solo 2 Euro?!

Il cuzzetiello: il ragù napoletano approda nello street food

A Napoli anche il ragù della domenica è diventato un appetitoso cibo da strada, utilizzato come farcitura di croccanti panini, precedentemente privati della mollica.

Questa nuova consuetudine deriverebbe in realtà dalla prassi decisamente più antica di intingere un pezzo di pane (detto cuzzetiello in quanto coincide con la parte più croccante e tondeggiante della pagnotta) nel ragù napoletano, durante la cottura.

Affinché il risultato sia davvero gustoso, deve essere adoperato rigorosamente una tipologia di pane, detto cafone.

Presenta una crosta spessa e croccante ed è così chiamato perché anticamente abbondava sulle tavole dei più poveri, contrapponendosi ai pasti più raffinati e dunque gentili, dei nobili.

Accanto all’intramontabile ricetta tradizionale, sono ormai numerosissime le varianti, tra cui si annovera persino la parmigiana di melanzane, uno dei piatti più amati dagli italiani.

Dove assaggiare il cuzzetiello a Napoli

Ho gustato un ottimo cuzzetiello da Tandem, un ristorante situato nel cuore di Spaccanapoli e specializzato in take away.

Nato più di dieci anni fa e ormai presente in diverse zone della città, questo locale prepara esclusivamente piatti a base di ragù napoletano e segue fedelmente la ricetta tradizionale, dalla cottura lenta, che si protrae per molte ore.

il panino con il ragù napoletano detto cuzzetiello

Il risultato? Un ragù saporito ed assolutamente irresistibile, a prova di cuzzetiello.

Babà: monarca assoluto della pasticceria di Napoli

Se la pizza è il piatto salato più rappresentativo della cucina napoletana, allora il babà è il monarca assoluto della pasticceria tradizionale partenopea.

Forse vi stupirò ma, al pari di un cono gelato, anche il babà a Napoli può essere gustato come un vero e proprio street food.

Non solo si tratta di un dolce da mangiare con la forchetta ma, essendo servito all’interno di una vaschetta in plastica, che ha la funzione di raccogliere il rum presente nella bagna, può essere gustato comodamente in piedi.

Origini e storia del babà napoletano

Il babà in realtà non è nato a Napoli ma in Polonia, alla corte del sovrano Stanislao Lesczynski, ai primi del Settecento.

Sembra che inizialmente fosse un dolce asciutto e che soltanto un secolo dopo si diffuse l’usanza di inzupparlo nel rum.

Fu con le nozze della figlia del re polacco con Luigi XV, che la ricetta raggiunse prima la Francia e poi Napoli.

Qui conobbe una diffusione enorme, fino a diventare il dolce più rappresentativo dell’intera città nel mondo.

Pensate che ancora oggi, nonostante il suo sapore inconfondibile fin dal primo morso, la ricetta del babà resta in parte sconosciuta.

Dove assaporare il babà a Napoli

Quando ho deciso di provare il babà, ho scelto di farlo presso il Caffè più elegante di Napoli: Gambrinus, in Via Chiaia, 2.

È stato aperto nel 1860 ed ancora oggi, nella sua sede collocata a due passi da Piazza del Plebiscito, è una tappa obbligata per chi vuole rivivere i fervidi anni dell’Unità d’Italia o i fasti della Belle Epoqué.

Non potrete rimanere indifferenti dinanzi agli arredi interni, ai sontuosi lampadari delle sue sale, ai marmi e agli stucchi.

Filosofi, giornalisti, letterati e politici provenienti da ogni parte del mondo erano soliti occupare le sedute di questo caffè, ogni qualvolta facevano visita a Napoli.

Per questo motivo, anche se non si tratta certo del locale più economico della città, mi sono concessa un piccolo lusso: fare colazione con il gustosissimo babà di Gambrinus.

babà gustato da Gambrinus a Napoli

D’altronde, non potevo che scegliere il re dei dolci napoletani per la mia prima volta all’interno del Caffè più importante della città, non trovate?

Fiocco di Neve: il dolce più imitato e allo stesso tempo inimitabile di Napoli

Il fiocco di neve di Poppella a Napoli è un’istituzione e rientra tra gli street food dolci più amati.

Ciro Poppella (alias Ciro Scognamiglio) oggi possiede diverse pasticcerie nel centro di Napoli, di cui una, quella aperta dai suoi nonni nel 1920, si trova nel quartiere Sanità.

All’inizio del 2015 Ciro cominciò a preparare i primi fiocchi di neve, proponendoli come gustosi dessert della domenica.

In un batter d’occhio, grazie al passaparola, la fama di questi dolcetti tondi, ripieni secondo una ricetta che ancora oggi resta misteriosa, hanno fatto il giro di Napoli.

Per quello che vi posso dire, avendolo assaggiato, è che si percepisce chiaramente la presenza di latte e ricotta nel ripieno, mentre l’impasto della brioche sembra preparato con farina, burro, uova, zucchero, sale, lievito.

La ciliegina sulla torta, nel senso metaforico del termine, è la spolverata di zucchero a velo che ricopre totalmente il fiocco di neve, poco prima di essere servito.

il fiocco di neve di Poppella a Napoli

Non ricordo l’ultima volta che ho provato qualcosa di così goloso e allo stesso tempo delicato!

Quanto costano i fiocchi di neve di Poppella e dove comprarli

Per poter provare il fiocco di neve di Poppella, potete dirigervi:

  • in Via Arena della Sanità, dove al numero civico 29 si trova la sede storica della pasticceria;
  • presso la sede di Via Santa Brigida, 69/70, a due passi dalla Galleria Umberto I;
  • nella pasticceria di Piazza Cavour, 76, a breve distanza dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Personalmente, ho acquistato il mio primo fiocco di neve presso la sede di Via Santa Brigida e l’ho pagato soltanto 1 Euro.

Credetemi se vi dico che questo dolcetto, apparentemente simile a un panino dolce o una brioche, è davvero unico nel suo genere.

Il ripieno poi, pur essendo decisamente abbondante è leggero, proprio come un fiocco di neve.

La sfogliatella: lo street food più dolce di Napoli

Un’altra incredibile scoperta del mio soggiorno partenopeo è che esistono due tipologie di sfogliatella: la riccia e la frolla.

Se la notizia vi ha destabilizzato, aspettate di leggere il resto: le sue origini non sono propriamente napoletane.

Questi due capolavori della pasticceria, che spesso sono al centro di un vero e proprio derby cittadino nel quale i sostenitori dell’una, si contrappongono ai fan dell’alta, sono stati creati, quasi per caso, a diversi chilometri da Napoli.

Storia e origini della sfogliatella e di come arrivò a Napoli

Per la precisione, fu una suora del convento di Santa Rosa da Lima (in provincia di Salerno) a creare la prima sfogliatella in assoluto partendo da zero, riutilizzando parte della semola avanzata in cucina.

La leggenda narra che vi aggiunse frutta secca e zucchero, così da ritenere l’insieme utile per un ripieno. Ma di cosa?

Preparò due sfoglie e le unì, dando ad una di loro la forma un pò allungata, simile al cappuccio di un monaco.

Decise di dare a questo nuovo dessert il nome del convento in cui ebbe a nascere: Santarosa.

Nell’Ottocento, in circostanze ancora alquanto misteriose, Pasquale Pintauro, prima oste e poi pasticcere, giunse al convento, assaggiò il dolce e lo portò con sé a Napoli.

Qui, non solo modificò la ricetta tradizionale, eliminando la crema pasticciera, le amarene e la forma allungata ma ne creò due nuove varianti:

  • la frolla, dalla forma tondeggiante e a base di pasta frolla;
  • la riccia, la cui forma ricorda quella di una conchiglia ed è a base di pasta sfoglia.
la sfogliatella frolla e la riccia di Pintauro street food dolce di Napoli

Dove mangiare la sfogliatella a Napoli

Ancora oggi la pasticceria di Pintauro in Via Toledo, 275 è un vero e proprio must per tutti i cultori della sfogliatella.

Oltre al classico ripieno costituito da ricotta, semolino e canditi, qui ne producono un’infinità di varianti, sia dolci che salate.

Come per altri street food napoletani, anche davanti alle vetrine di Pintauro potreste attendere molto, prima di gustare la vostra sogliatella, ma fidatevi: ne vale davvero la pena.

A proposito, voi quale preferite: la frolla o la riccia?

La graffa: il dolce street food di Napoli che ha origine tedesca

Pur trattandosi di un dolce tipico del periodo carnevalesco, la graffa è ormai diventata uno degli street food più amati dai turisti che affollano Napoli in ogni stagione.

Da gustare rigorosamente calda, dopo che è stata fritta e ricoperta di zucchero, questa ciambella rallegra con la sua morbidezza le passeggiate dei curiosi tra le vie della città.

Le sue origini tuttavia, sarebbero da ricondurre al krapfen.

Effettivamente, il nome del celebre dessert tedesco deriverebbe da kraffo (uncino) e potrebbe essere un riferimento alla forma un po’ allungata che assume oggi la graffa napoletana.

La ricetta originaria dunque, sarebbe giunta a Napoli durante il breve periodo di dominazione austriaca (1707-1734) e qui rielaborata con l’aggiunta di un nuovo ingrediente, la patata, utile a rendere l’impasto più soffice.

Dove gustare un’ottima graffa napoletana

Una delle grafferie più rinomate di Napoli è indubbiamente Chalet Ciro. Il primo punto vendita, inaugurato dal signor Ciro Fummo sul lungomare di Mergellina, risale al 1952.

Oggi, dopo di 60 anni di storia, l’inconfondibile profumo delle sue graffe calde inonda ogni angolo di Napoli, inclusa la Stazione Centrale.

la graffa napoletana preparata da Chalet Ciro

È qui infatti che, dopo aver acquistato qualche dolcetto da addentare in treno, ne ho scoperto una nuova e golosissima variante.

Si chiama conograffa e non è altro che una graffa a forma di cono, che può essere riempita con gelato, crema pasticcera o nutella.

Non credo esista qualcuno capace di resistere ad una tale tentazione!

Limonata a cosce aperte: perché si chiama così e dove si può bere a Napoli

Cercate un digestivo analcolico con il quale concludere al meglio il vostro viaggio nello street food di Napoli?

Vi presento la limonata a cosce aperte, una bevanda rinfrescante, dissetante e in grado di dare una mano alla digestione.

Si prepara spremendo in un bicchiere due limoni di Sorrento e aggiungendo prima acqua fresca frizzante e poi un cucchiaino di bicarbonato di sodio.

Quest’ultimo, dopo essere stato mescolato, genera una schiuma che fuoriesce dal bicchiere e che costringe, chi sta bevendo, a sporgersi con il busto in avanti ed allargare le gambe, per evitare che si bagnino sia i pantaloni che le scarpe.

l'aggiunta di bicarbonato nella limonata a cosce aperte a Napoli per digerire lo street food

È per questo che viene chiamata limonata a cosce aperte e che va bevuta rapidamente.

Chioschetti di limonate e bibite fresche a Napoli non mancano, ma in realtà le origini di queste attività sono molto antiche.

I primi acquafrescai infatti, nacquero nell’Ottocento, quando avevano l’abitudine di girare per le strade cittadine spingendo i loro carretti stracolmi di agrumi profumati e preparando delle spremute sul momento.

Io personalmente, ho bevuto il mio bicchiere di limonata a cosce aperte, al costo di 2 Euro, presso L’Acquafrescaio da Carolina, un piccolo chiosco che si trova in Piazza Trieste e Trento, 5, a pochi metri dalla splendida Piazza del Plebiscito.

È un’esperienza che vi consiglio, forse tra le più originali della città!

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49 Responses

  1. Leggere questo articolo mi ha veramente fatto venire l’acquolina in bocca; siamo stati a Napoli la scorsa estate per un paio di giorni e abbiamo provato anche noi lo street food. E come dici tu, è stata una delizia per il palato!

  2. Già quando si parla di street food mi si illuminano gli occhi, ma interessantissima la storia dei taralli, sarà che li adoro e a casa non mancano mai, ma in effetti io li compro sono Pugliesi e questi proprio non li conoscevo!

  3. Ciao Libera! E come non sognare una bella tazzulella di caffè accompagnata da una sfogliatella calda calda appena sfornata? Napoli è di mille colori e di mille sapori e il tuo articolo lo dimostra!

    Non vedo l’ora di tornare

  4. Ecco perché non vado a Napoli, troppe cose buone da assaggiare! I taralli ad esempio non li ho mani mangiati ma adoro le sfogliatelle… prima o poi tornerò a Napoli ad assaggiare tutto, ma prima dieta!

  5. Napoli è la patria dello street food! La frittatina è deliziosa e ne ho mangiata a chili quando ho visitato Napoli… Per non parlare del cuoppo! La cosa più buona di Napoli dopo la pizza!

  6. Che fame solo a leggere questo articolo! Napoli meriterebbe una visita anche solo per assaggiare la sua pizza e lo street food, mi segno qualche indirizzo dovessi capitare in città. Per me la sfogliatella è frolla

      1. Mi incuriosisce la pizza a portafoglio e articolo molto interessante. Nuovi posticini da segnare per i miei due giorni a Napoli

  7. La frittatina mi era sfuggita! occorre immediatamente un ritorno a Napoli e dedicare una giornata intera allo street food iniziando, proprio come te, da una golosissima colazione da Gambrinus. Estasi pura!

  8. Oddio ma tu vuoi farmi morire? Ho fatto colazione da poco ma proverei tutto, o quasi (non amo il babà, è l’unico di questo elenco). Sono stata a Napoli una volta sola per lavoro anni fa, e purtroppo non ho avuto occasione di vedere e mangiare tutto quello che avrei voluto, ma ho assaggiato la pizza Di Matteo. Per quanto riguarda la sfogliatella, conosco la riccia ma sarei molto curiosa di provare la frolla.

  9. Provare il babà a Napoli è un’esperienza mistica, ma non sapevo fosse una ricetta di origine polacca! Anche la sfogliatelle e la frittatina di maccheroni sono buonissime. Non ho invece provato la pizza a portafoglio ma non mi sono fatta scappare quella fritta. Invece, il tarallo napoletano non l’avevo mai sentito, una scusa per tornare in Campania!

  10. Quante prelibatezze e poi a basso costo!! Mia sorella ha vissuto cinque anni a Napoli e ne abbiamo approfittato, andandola a trovare, per assaggiare tante cose buone. Non ho mai provato i taralli e le frittate… qui urge recuperare!

  11. No vabbe leggere questo articolo già affamate e prima di cenare è un crimine! Ora voglio assaggiare tutto o quasi (niente babà per me) quello che hai citato nell’articolo!!!!Comunque per me nessun dubbio: sfogliatella riccia tutta la vita! E frittatine di pasta a volontà 😀

  12. Ancora mi sogno quei buonissimi taralli napoletani e le sfogliatelle! E pensare che io non amo i dolci, ma a Napoli sarei potuta andare avanti solamente mangiando quelli, per non parlare dei babà!

  13. Sono stata di recente a Napoli e ho avuto modo di testare varie prelibatezze da te descritte, ma se dovessi scegliere il mio street food del cuore… vincerebbe il cuoppo di mare!

    1. Magari della pasta faranno una versione street food, chi può dirlo! I napoletani sono geniali e non mi stupirebbe una trovata di questo genere (che tu Annalisa sicuramente apprezzeresti).

  14. Quando si dice hai solo l’imbarazzo della scelta … ecco io scelgo tutto e mi tolgo il problema ! scherzi a parte ma che bontà la cucina napoletana

  15. Sono stata a Napoli qualche anno fa in una gita senza il marito (all’estero per lavoro) e grazie a una amica verace ho potuto gustare molte di queste leccornie, posso garantire che anche solo leggendone mi torna la fame. Personalmente metto al primo posto la pizza a portafoglio, che tra l’altro ho potuto degustare anche nella sua variante fritta. Entrambe paradisiache.

  16. Leggere questo articolo mi ha fatto venire voglia di partire, Napoli mi manca tanto e devo tornare presto in questa meravigliosa città e uno dei motivi è il cibo, tutto ottimo ed irresistibile. Ho assaggiato già tutto ciò che hai consigliato tranne il cuzzetiello, questo mi manca e sarà sicuramente la prima cosa che assaggerò durante il prossimo viaggio.

  17. Sono originaria di Salerno ma da sempre innamorata di Napoli e devo ammettere che amo mangiare i taralli napoletani, alla taralleria sul Lungomare, con vista Vesuvio… Uno spettacolo!

  18. È mezzanotte sono a dieta e leggere questo articolo mi ha fatto venir una fame da lupi! Lo street food napoletano è Patrimonio dell’umanità

  19. Sono stata a Napoli e ho assaggiato la sfogliatella, il babà e la pizza napoletana classica… Tutto buonissimo.!! Non sapevo esistessero i taralli napoletani e nemmeno la pizza la portafoglio…La prossima volta li proverò. Grazie per le informazioni.

  20. Attratta dal titolo (anch’io sono fan dello street food napoletano e almeno una volta l’anno è la nostra tappa fissa), speravo di trovare qualche nuovo spunto per il mio prossimo viaggio a Napoli ed effettivamente la graffa e la limonata a cosce aperta non le ho mai provate!!!! Perfetto da mettere subito in lista per il prossimo viaggio

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