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Palermo: cosa vedere e mangiare nel centro a piedi in un giorno

i celebri Quattro Canti di Palermo

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Esiste forse una sola città in Italia che sa essere allo stesso tempo esageratamente bella e decadente, ed il suo nome è Palermo: scopriamo insieme cosa vedere a piedi in un giorno nel vivace centro storico del capoluogo siciliano, un concentrato di storia, arte, architettura e buona tavola.

Cosa vedere a Palermo in un giorno: itinerario a piedi nel cuore del centro città

Il mio viaggio a Palermo è stato un continuo alternarsi di scoperta e meraviglia.

Avevo visitato la città una sola volta circa vent’anni fa, durante una gita scolastica, eppure ricordavo ancora nitidamente la maestosità e l’opulenza dei palazzi e delle chiese barocche.

Quando ci sono tornata dopo così tanto tempo, non sapevo davvero cosa aspettarmi.

Sono stata immediatamente conquistata dalla sua caotica energia, vibrante e contagiosa. Pur avendo solo una giornata a disposizione, ho cercato di immergermi il più possibile nella cultura di questa città e nelle sue antiche tradizioni.

Ho passeggiato per le vie piene di vita dei mercati, esplorato i monumenti più significativi e assaggiato i gustosissimi piatti tipici locali.

Con la sua bellezza sfacciata, contraddittoria e senza filtri, Palermo è davvero riuscita ad emozionarmi nel profondo.

E voi, siete pronti a scoprire quali sono le cose da vedere assolutamente nel centro di Palermo in una giornata?

Mettete scarpe comode, è arrivato il momento di incamminarsi.

Cosa vedere a Palermo a piedi in un giorno: Piazza e Fontana Pretoria

Uno dei luoghi simbolo del centro di Palermo è indubbiamente Piazza Pretoria, anche detta della vergogna.

Alcuni pensano che questo appellativo abbia a che vedere con la nudità delle statue collocate sull’omonima fontana cinquecentesca, fonte di turbamento tra la popolazione.

Altri invece affermano che i palermitani ribattezzarono questo slargo Piazza della Vergogna in segno di protesta contro l’amministrazione locale, accusata di aver preferito destinare i soldi pubblici all’acquisto della fontana piuttosto che a questioni più importanti ed urgenti.

L’opera, eseguita da Francesco Camillini, all’inizio era destinata ad una villa fiorentina e solo in seguito fu acquistata dal Senato palermitano.

la fontana Pretoria o della vergogna nella Piazza Pretoria di Palermo

Per consentirne il trasporto, è stata suddivisa in quasi 650 blocchi e poi riassemblata, una volta sul posto.

Attualmente si presenta chiusa da una cancellata, aggiunta nel 1858, e si affianca ad alcuni degli edifici più importanti della città, come Palazzo Pretorio, sede del municipio palermitano.

I Quattro Canti

Realizzati nel 1611, i Quattro Canti sono gli angoli concavi più iconici della città.

Si stagliano tra le centralissime Via Maqueda e Via Vittorio Emanuele.

Delimitano l’ottagonale Piazza Villena e sono arricchiti da splendide statue, distribuite su più livelli.

Raffigurano rispettivamente le stagioni, i sovrani e le sante che proteggono la città di Palermo.

Cattedrale di Palermo

Fondata nel 1185 dall’arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio, la Cattedrale di Palermo, proclamata patrimonio UNESCO nel 2015, è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo.

Al suo interno sono custodite le reliquie di Santa Rosalia, patrona di Palermo, le spoglie dell’imperatore Federico II e di sua moglie Costanza d’Aragona, nonché quelle di suo padre Enrico VI e di suo nonno Ruggero II.

la facciata della cattedrale di Palermo

Al momento la Cattedrale è accessibile gratuitamente solo in parte.

L’Area Monumentale, che comprende le Tombe Reali, la Cripta, le Absidi, il Tesoro, i Sotterranei e i Tetti (ritenuti uno dei punti panoramici migliori della città), è visitabile a pagamento secondo i seguenti orari:

  • dal lunedì al sabato, dalle ore 07:00 alle ore 19:00;
  • la domenica, dalle ore 08:00 alle ore 19:00.

Per prendere visione dei costi e delle diverse soluzioni cumulative, consultate il sito internet della Cattedrale di Palermo.

Cosa vedere a Palermo a piedi in un giorno: i mercati di Ballarò, il Capo e la Vucciria

Quello di Ballarò, racchiuso tra Via Casa Professa a Corso Tukory, è il mercato più esteso e allo stesso tempo più antico di Palermo.

L’altrettanto caratteristico mercato del Capo è accessibile invece dalla storica Porta Carini mentre la Vucciria (dal francese boucherie, macelleria), occupa l’area racchiusa tra Piazza Caracciolo e Piazza Gaffarello.

Farsi largo tra le bancarelle di frutta e verdura senza lasciarsi tentare dall’irresistibile proposta di street food locale, non è affatto semplice, soprattutto nelle ore di punta.

Non opponete resistenza e lasciatevi guidare dai profumi e dagli odori intensi che pervadono l’aria.

Chi paragona il mercato palermitano agli affollati souk delle medine arabe, secondo me non sbaglia.

Anche qui, come a Fes, ho notato che il tempo è sostanzialmente scandito dai richiami degli avventori, desiderosi di sottoporre all’attenzione dei visitatori, la loro merce migliore.

Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina

L’imponente Palazzo Reale di Palermo, costruito dai Saraceni nel IX secolo, fu ampliato notevolmente dai Nomanni, che in età medievale lo trasformarono in una delle corti più esclusive d’Europa.

Nel Seicento ospitò i Vicerè spagnoli mentre dal 1947 è la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Custodisce la vera gemma preziosa dell’architettura palermitana e forse la prima delle cose che vorrete vedere in città: la Cappella Palatina.

Ruggero II la fece erigere tra il 1132 ed il 1143, dedicandola ai Santi Pietro e Paolo.

La cupola, le tre absidi (quella maggiore è decorata con un’imponente raffigurazione del Cristo Pantocratore) e la navata sono interamente ricoperte da mosaici bizantini, con scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

la cappella Palatina di Palermo

Non meno stupefacente è il soffitto a cassettoni di scuola araba, finemente intagliato.

Lo scrittore Guy de Maupassant affermò, a proposito della Cappella Palatina:

la più bella del mondo, il più prezioso gioiello religioso sognato da mente umana ed eseguito da mano di artista

Sono sicura che anche voi rimarrete a bocca aperta!

Palazzo dei Normanni, patrimonio UNESCO dal 2015, è visitabile tutti i giorni, secondo i seguenti orari:

  • dal lunedì al sabato, dalle ore 08:30 alle ore 16:30;
  • la domenica, dalle ore 08:30 alle ore 12:30.

Nelle giornate di venerdì, sabato, domenica, lunedì e festivi è possibile accedere alla Cappella Palatina, agli Appartamenti e ai Giardini Reali.

Il martedì, il mercoledì ed il giovedì invece, i soli Appartamenti Reali rimangono chiusi (ed il biglietto d’ingresso costa meno).

Presentando un documento d’identità, è possibile noleggiare un’audioguida (al costo di 5 Euro), disponibile in sei lingue diverse.

Per prendere visione dei costi, delle riduzioni, delle gratuità e di eventuali mostre temporanee e chiusure straordinarie, vi suggerisco di dare un’occhiata al sito internet del Palazzo Reale.

Se desiderate visitare i principali monumenti di Palermo ma, avendo un solo giorno a disposizione, temete di non riuscire a farcela, potreste valutare l’idea di prendere parte ad un tour organizzato. Scegliete quello più adatto a voi!

Cosa vedere a Palermo a piedi in un giorno: Teatro Massimo

Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele (chiamato più semplicemente Teatro Massimo) è il teatro lirico più imponente d’Italia, nonché il terzo in Europa.

Venne inaugurato nel 1897 con la messa in scena del Falstaff di Giuseppe Verdi ed oggi è aperto alle visite, effettuate a pagamento in compagnia di una guida.

Si comincia dalla Sala Grande, contraddistinta da un’acustica perfetta, quindi si passa al Palco Reale, realizzato per il re Umberto I, per finire all’interno della splendida Sala Pompeiana.

il Palco Reale del Teatro Massimo di Palermo

Una curiosità: per circa un ventennio (dal 1974 al 1997) il Teatro Massimo conobbe un lungo periodo di chiusura, con una sola eccezione.

Il regista Francis Ford Coppola ebbe il permesso di girare qui alcune delle scene clou del terzo film della saga de Il Padrino. Ricordate quali?

Giardino o Villa Garibaldi

Anche il giardino pubblico noto come Villa Garibaldi (in onore dell’eroe dei Due Mondi) ed inaugurato nel 1863 presso Piazza Marina, merita di essere inserito nell’elenco delle cose da vedere a Palermo in un giorno.

Al suo interno, tra le numerose specie vegetali esotiche, spicca un Ficus macrophylla che ormai è diventato una vera e propria attrazione in città.

Non solo è stato piantato all’indomani dell’Unità d’Italia e dunque costituirebbe uno degli alberi più longevi del nostro Paese.

Ma con i suoi 30 metri di altezza e 20 metri di diametro, è considerato in assoluto l’albero più grande del continente europeo.

Cosa vedere a Palermo a piedi in un giorno: Marina la fontana danzante di Palermo

Il 2023 nel capoluogo siciliano si è concluso con l’inaugurazione del nuovissimo molo trapezoidale Palermo Marina Yatching, un’area che nel complesso occupa 26.000 metri quadrati e che accoglie percorsi ciclo-pedonali, un auditorium da 200 posti, un anfiteatro, bar e ristoranti vista mare.

La vera protagonista di questa imponente opera di riqualificazione però, è indubbiamente Marina, la fontana luminosa danzante più grande d’Italia.

È un’opera interamente sostenibile poiché, sfruttando il sistema di filtrazione e ricircolo, è alimentata sempre dalla stessa acqua, consentendo di evitare inutili e dannosi sprechi.

Lo spettacolo comincia dopo il tramonto quando i suoi getti, seguendo le melodie delle canzoni più conosciute della musica internazionale, si lanciano in sinuose coreografie e giochi d’acqua.

Un consiglio: ad una decina di minuti a piedi dal molo trapezoidale, in Via Mura della Lupa, 1, potete ammirare un magnifico murale che omaggia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

È stato ultimato nel 2017 su una delle pareti dell’istituto nautico Gioieni-Trabia dagli street artist Rosk e Loste ed è chiaramente ispirato ad uno degli scatti più celebri che immortalano insieme i due magistrati palermitani.

Come arrivare nel centro di Palermo dall’aeroporto

Il modo più comodo e veloce per raggiungere Palermo è in aereo.

L’aeroporto Falcone e Borsellino è situato nella zona di Punta Raisi, a circa 30 chilometri dal centro città, che da qui è raggiungibile con il treno in soli 35 minuti.

Quanti preferiscono essere autonomi negli spostamenti, possono invece valutare l’idea di arrivare a Palermo con il traghetto, imbarcando anche il proprio veicolo.

Una volta in centro, ci si può muovere comodamente a piedi, oppure con gli autobus (orari e fermate sono disponibili sul sito internet di AMAT) i tram e la metropolitana.

Cosa vedere nei dintorni di Palermo: le Isole Egadi

Dopo aver trascorso la vostra giornata a Palermo, avete voglia rifugiarvi in un angolo paradisiaco fatto di relax, silenzio e natura?

Raggiungete il porto di Trapani e salite sul primo traghetto con destinazione Favignana, la più grande delle Isole Egadi.

Potrete scoprirne di più nell’approfondimento dedicato al racconto della mia esperienza:

Questo arcipelago ancora incontaminato sa davvero come affascinare, è meraviglioso sotto ogni punto di vista.

Non solo cosa vedere a piedi in un giorno: piatti salati e dolci da mangiare a Palermo

Nelle strade di Palermo, tra le bancarelle dello street food, i mercati e i ristoranti tipici, si cela un mondo gastronomico senza eguali, dove tradizione e innovazione si fondono e si contaminano a vicenda.

Pur avendo un solo giorno a disposizione, non riuscirete a resistere alla tentazione di assaggiare alcuni dei piatti, dolci e salati, più iconici della cucina siciliana.

Statene certi: con la sua straordinaria varietà di sapori, ogni morso sarà una sorpresa per il palato.

Pasta con le sarde

Si racconta che la pasta con le sarde sia stata preparata per la prima volta attorno all’800 dal cuoco arabo Eufemio da Messina.

Avverso alla dominazione bizantina, venne mandato in esilio in Africa e dopo essersi alleato con i Saraceni, li guidò alla volta della Sicilia.

Quando le navi giunsero in prossimità delle coste isolane però, gli uomini erano ormai stanchi ed affamati. Così Eufemio, adoperando i pochi e semplici ingredienti che aveva a disposizione, preparò pasta con le sarde, unite al finocchietto selvatico, allo zafferrano e ai pinoli.

la pasta con le sarde a Palermo

Ancora oggi questo piatto è amatissimo dai palermitani, che hanno l’abitudine di portarlo in tavola il 19 Marzo, nel giorno in cui si festeggia San Giuseppe.

Pasta c’anciova

Sono i siciliani emigrati verso il Nord Italia ad aver inventato questa ricetta, anche detta a milanisa.

Le sarde, ingrediente principale di uno dei piatti più amati dai palermitani, non erano facilmente reperibili nelle città settentrionali, così qualcuno pensò bene di sostituirle con le acciughe, dette anciove.

Si tratto dunque di un piccolo stratagemma pensato per abbattere, per lo meno durante i pasti, la forte nostalgia di casa.

Arancina

L’arancina (a Palermo è rigorosamente femmina!) è una delle prelibatezze più rappresentative della Sicilia, in Italia e nel mondo.

Le sue origini si collocano tra il VI ed il IX secolo e sono legate all’abitudine, diffusa durante la dominazione araba, di modellare il riso con lo zafferano all’interno del palmo di una mano, creando delle polpette da condire con la carne di agnello.

Il nome arancina dunque, deriverebbe dalla forma tondeggiante e dalla colorazione accesa del celebre street food, che ricorda uno dei frutti più diffusi sull’isola, l’arancia.

La panatura croccante è stata aggiunta nel XIII secolo, al fine di facilitare il trasporto e la conservazione della pietanza durante le battute di caccia e gli spostamenti della corte di Federico II.

le arancine di Palermo

Accanto alla ricetta classica, a base di ragù, piselli e carote (la mia preferita), esistono ormai decine di versioni differenti e non mancano le arancine dolci, ripiene di cioccolato.

Sfincione

Soffice e fragrante, lo sfincione è una vera esplosione di gusto. Alla base di pasta di pizza, ricoperta di salsa di pomodoro, si aggiungono cipolle, origano, acciughe e caciocavallo in pezzi.

Si ritiene che questo piatto sia nato per sostituire il pane durante le occasioni particolari, come il pranzo della Vigilia di Natale, motivo per il quale si presenta così ricco di ingredienti.

Negli anni si è affermata anche la sua versione bianca, dove alla salsa di pomodoro si preferisce la ricotta.

Panelle

Cosa c’è di meglio che assaporare un buon panino con le panelle, durante una passeggiata tra i vicoli del centro di Palermo?

Queste frittelle rettangolari sottilissime a base di farina di ceci, acqua e prezzemolo sono una vera e propria istituzione in città.

I ceci si adoperano in cucina lungo tutto il bacino del Mediterraneo fin da tempi antichissimi.

Tuttavia, spetta agli arabi il merito di essere stati i primi ad averli macinati per crearne una farina, e agli Angioini va riconosciuta l’idea della frittura.

Si racconta che i francesi ne fossero assidui consumatori e che, durante le rivolte popolari dei Vespri siciliani, per smascherare i soldati d’oltralpe nascosti tra la gente comune, i palermitani chiedessero loro di pronunciare proprio la parola ciciri (ceci, in dialetto siciliano).

Stigghiola

Alla base della stigghiola (dal latino, extilia, poi divenuto extiliola, budella) ci sono le interiora di agnello o capretto, immerse in acqua e sale, condite con prezzemolo, inserite in uno spiedino, avvolte attorno alla cipolla e cotte a lungo sulla brace.

La preparazione di questo street food, molto diffuso tra le vie dei mercati palermitani, rimanda al greco kokoretsi, un piatto tipico del periodo pasquale.

Iris

Qual è il modo migliore per cominciare la giornata a Palermo? Ordinare un’ottima iris a colazione, non ho alcun dubbio.

faccio colazione con l'iris

Questo dolce, ripieno di ricotta e gocce di cioccolato e poi fritto, è stato inventato nel 1901 da Antonino Lo Verso.

Il pasticcere palermitano decise di chiamarlo iris in onore dell’omonima opera di Pietro Mascagni.

Non potete non assaggiarlo!

Cannolo

Con la sua farcitura di ricotta fresca (rigorosamente di pecora), decorata con arancia o ciliegia candita, avvolta in una cialda croccante, il cannolo è decisamente il re dello street food dolce siciliano.

Il suo nome viene fatto derivare dalla formella cilindrica adoperata per realizzare la copertura esterna, mentre sulla sua diffusione circolano diverse versioni.

Alcuni ne attribuiscono la paternità agli arabi, altri ai Normanni, altri ancora ne collocano la preparazione nel periodo carnevalesco.

Sarebbe quasi un affronto lasciare Palermo senza averne assaggiato almeno uno!

Cassata

La ricetta della cassata, dolce tipico delle festività pasquali, è il risultato di un percorso durato centinaia di anni, a cui contribuirono molte delle popolazioni che toccarono le coste di Palermo.

Tutto cominciò quando gli arabi importarono in Sicilia la canna da zucchero, il cedro e le mandorle.

Un pastore mescolò la ricotta di pecora con lo zucchero e chiamò questo dolce, quas’at, termine riferito propriamente al recipiente contenente l’impasto.

In seguito prese piede l’abitudine di avvolgere il preparato in una sfoglia di pasta frolla e di cuocerla nel forno (questa è ritenuta la versione più antica dell’attuale cassata).

In epoca normanna, presso il Convento della Martorana di Palermo, si inventò la pasta reale, unendo zucchero a velo, farina di mandorle e miele.

Le gocce di cioccolato giunsero in città durante il Regno delle Due Sicilie, mentre i canditi furono un’aggiunta del periodo barocco.

I marinai in arrivo da Genova infine portarono il Pan di Spagna che, con la sua consistenza morbida e soffice, soppiantò rapidamente la pasta frolla.

Biscotto di San Martino

Se avete l’opportunità di visitare Palermo l’11 Novembre, non fatevi scappare l’occasione di assaggiare il biscotto di San Martino, di cui esistono ben tre versioni.

La prima, ritenuta la più antica, prevede la preparazione di un biscotto secco aromatizzato con semi di finocchietto o anice.

In ambito contadino era diffusa l’abitudine di inzupparlo nel vino novello, in modo da verificarne la qualità.

Il secondo biscotto invece è morbidissimo ed è detto rasco, perché la farcitura si inserisce raschiando l’interno con il ripieno di crema di ricotta.

Infine il terzo, una sorta di cattedrale barocca in miniatura.

È decorato con glassa reale e zuccherini e nasconde un cuore morbido di marmellata di cedro aromatizzata (durante l’assaggio, ho riconosciuto chiaramente i chiodi di garofano e la cannella).

Un vero e proprio tripudio di gusto!

biscotti di San Martino nella versione rasca e barocca con la glassa

Ora che sapete cosa vedere e mangiare a Palermo in un giorno, ditemi la verità: non vedete già l’ora di prenotare il prossimo viaggio?

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Con una superficie di 7.730 metri quadrati, il Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il teatro lirico più grande d’Italia ed il terzo d’Europa,

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14 risposte

  1. Un articolo perfetto per chi si appresta a visitare Palermo, bellissimo l’itinerario e deliziosi tutti i piatti che hai descritto! Un vero viaggio per tutti i sensi

  2. Hai descritto Palermo con due aggettivi perfetti: bellissima e decadente. E’ racchiuso qui tutto il suo fascino che ammalia, non ci si può sottrarre al suo richiamo davvero sfacciato come dici tu. L’ho adorata semplicemente e leggendoti ho provato un acuto senso di nostalgia per i suoi profumi e i suoi suoni.

  3. Devo dire che il mio viaggio a Palermo. stato soprattutto culinario, ragion per cui non esiste qualcosa che io non abbia assaggiato in città. Tra tutte le pietanze spiccano per bontà la Iris e la granita. Ho amato molto lo street food del mercato di Ballarò, dal quale sono uscita più che satolla!

  4. Non sono mai stata a Palermo nonostante sia nella mia lista davvero da molti anni! Mi piacerebbe molto organizzare un viaggio di almeno una settimana per scoprire non solo i suoi luoghi simbolici ma anche i palazzi siciliani che hanno fatto da location de “Il Gattopardo”. Speriamo di poter organizzare presto!

  5. La pasta con le sarde che si mangia a Palermo è una delle più buone di tutta la Sicilia…per non parlare dello sfincione e del panino con le panelle (io faccio aggiungere pepe nero e limone). Con questo articolo mi è venuta troppa fame!!!

  6. Anche io sono stata a Palermo secoli fa in gita scolastica. Da allora non ci sono più tornata ma anche io ne ho dei ricordi molto nitidi, in particolare della Cattedrale che avevo trovato bellissima. Purtroppo all’epoca non ci avevano portato a vedere i mercati della città, né ci avevano fatto provare il suo cibo di strada così ricco. Quando finalmente tornerò, inizierò per prima cosa a scoprire la gastronomia palermitana.

  7. Vedere Palermo è uno dei sogni che inseguo da un pò di tempo e, con un pò di fortuna, potrebbe realizzarsi a settembre. Per questo motivo il tuo articolo mi tornerà sicuramente utile, me lo salvo e spero di poterlo utilizzare presto!

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