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Rocca di Novellara in Emilia-Romagna: la storia del dipinto ritrovato

interni del Museo Gonzaga a Novellara

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La Rocca di Novellara, borgo situato a poca distanza dal confine tra l’Emilia-Romagna e la Lombardia, oltre a costituire una preziosa testimonianza della gloriosa signoria dei Gonzaga, custodisce un magnifico dipinto, dalla storia rocambolesca e intrisa di mistero.

Rocca di Novellara in Emilia-Romagna: il mistero del dipinto scomparso e poi ritrovato

Nel 1987 lo scrittore Franco Lucentini consegnò al Teatro Municipale di Reggio Emilia un quadro di sua proprietà, affinché trovasse posto nella mostra dedicata al pittore rinascimentale Lelio Orsi (1511-1587), nativo di Novellara.

L’opera in questione, Leda e il cigno, è un magnifico olio su rame e raffigura l’unione tra la moglie di Tindaro, re di Sparta e Zeus, tramutato in un cigno, da cui nacquero i Dioscuri, Castore e Polluce.

Gli studiosi ritengono che, per la sua rappresentazione del mito, Orsi potrebbe essersi ispirato ad un’opera scultorea del II secolo d.C., (oggi conservata presso la Casa de Pilatos di Siviglia), che presumibilmente vide a Roma.

Ma questo non è l’unico dubbio che aleggia sull’opera.

Dopo ben quattrocento anni di silenzio, Leda e il Cigno riapparve misteriosamente sul mercato antiquario italiano solo negli anni Settanta del Novecento.

È allora che Lucentini ne divenne proprietario, quantomeno fino al giorno della sua morte, avvenuta il 5 Agosto 2002.

Da questo momento in poi, per la seconda volta, il dipinto di Lelio Orsi sparì, senza lasciare traccia.

O quasi.

Nel 2008 Sotheby’s batté all’asta Leda e il Cigno per più di un milione di dollari.

Il Comune di Novellara, venutone a conoscenza, richiese prontamente l’intervento del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Roma, che riuscì ad annullare la vendita e a riportare il quadro nel nostro Paese.

Al termine di una lunga trafila burocratica, l’opera venne momentaneamente collocata presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna e da qui, condotta a Novellara.

Dopo ben 36 anni, il dipinto Leda e il Cigno è finalmente tornato a casa, nella città natale del suo autore.

l'opera di Lelio Orsi Leda e il Cigno esposta a Novellara

Dal 6 Aprile 2024 e per i successivi cinque anni, il capolavoro di Lelio Orsi impreziosisce l’allestimento del Museo Gonzaga, situato all’interno dell’imponente Rocca di Novellara.

La Rocca di Novellara in Emilia-Romagna e il Museo Gonzaga

I Gonzaga giunsero a Novellara nel 1371 quando Feltrino, figlio del signore di Mantova, conquistò le terre e i castelli del territorio di Reggio Emilia.

Si ritiene che fu Guido Gonzaga, nella seconda metà del Trecento, ad avviare i lavori per la costruzione della Rocca che, dai primi del Cinquecento, venne progressivamente trasformata in una elegante residenza nobiliare.

Questo è indubbiamente il secolo del rinnovamento per i Gonzaga di Novellara, che si affidarono a Lelio Orsi, l’abilissimo architetto di corte, per modernizzare e abbellire la Rocca.

Quando la dinastia si estinse, nel 1728, il castello passò di mano in mano, fino a diventare la sede dell’Amministrazione locale.

Museo Gonzaga: il percorso di visita

È più o meno dal 1940 che il Museo Gonzaga occupa stabilmente il piano nobile della Rocca di Novellara.

Nei decenni a venire, le sale espositive furono oggetto di importanti interventi di restauro e si arricchirono prima degli affreschi che Lelio Orsi aveva realizzato per il Casino di Sopra (che, assieme al Casino di Sotto, era la residenza di campagna dei Gonzaga), quindi de L’Annunciazione e infine della già citata Leda e il Cigno.

La Sala 1, che ripercorre la storia di Novellara dalle origini, espone: due teste di marmo del I secolo d.C., rinvenute casualmente in un’area anticamente occupata da un insediamento romano, e i frammenti di un affresco romanico-bizantino duecentesco, proveniente dalla Chiesa di San Giovanni della Fossa.

teste di marmo d'età romana custodite nel museo all'interno della Rocca di Novellara

Gli otto saloni successivi consentono di fare un vero e proprio viaggio nella storia della famiglia Gonzaga, e di omaggiare al contempo la figura di Lelio Orsi.

I capolavori di Lelio Orsi al Museo Gonzaga nella Rocca di Novellara

All’artista simbolo della corte rinascimentale di Novellara sono dedicate le sale 2 e 3, impreziosite, come già anticipato, dagli affreschi del Casino di Sopra, con le allegorie della Guerra e della Pace e dell’Agricoltura.

Questo vasto ciclo pittorico (uno dei lavori più impegnativi di Orsi) si aggiunse all’esposizione del Museo Gonzaga nel 1988.

Nel 1845 infatti, era stato strappato dal restauratore Giovanni Rizzoli, che lo aveva suddiviso in 22 pezzi e messo in vendita.

Anche L’Annunciazione, che con Leda e il Cigno costituisce il pezzo forte dell’allestimento del terzo ambiente del percorso di visita, ha girovagato lungamente, prima di fare ritorno a Novellara.

Dapprima giunse a Modena, quindi nel 1618 fu spedita a Roma, dove una perizia, fatta eseguire da padre Resta e oggi visibile sul retro della tela, attribuì erroneamente la tela al Correggio.

Si dovette attendere fino al 1950 per stabilire la reale identità dell’autore e al 2002 per ammirarla nell’esposizione novellarese.

Matilde d’Este: l’avvelenatrice di Novellara

I ritratti esposti nelle sale della seconda parte del museo, sono dedicati ad alcune delle personalità di spicco della famiglia.

Tra queste, non si possono non citare i coniugi Camillo III Gonzaga e Matilde d’Este, anche nota come l’avvelenatrice di Novellara.

I due si sposarono nel 1695 ed ebbero due figli, Ricciarda e Alfonso, ultimi discendenti della dinastia.

La loro relazione fu costellata da reciproci tradimenti (il conte fu persino reso padre da una delle sue amanti, Orsola Manari).

Matilde, di vent’anni più giovane, si destreggiava nella preparazione di pozioni altamente velenose, con cui pare tentasse di avvelenare non solo i nemici, ma anche il marito.

ritratto di Matilde d'Este

Non riuscendo tuttavia ad eliminare Camillo, pensò di ordinare a due sicari di tendergli un agguato.

Il conte venne colpito da diversi colpi di archibugio mentre stava rientrando alla Rocca.

Matilde, che osservava la scena dall’alto, fece alzare il ponte levatoio, impedendo al marito di mettersi in salvo.

Costui però, contro ogni previsione, sopravvisse.

Nel 1715, dopo il processo, Matilde venne mandata in esilio a Modena e rimase nel Convento di San Geminiano per undici anni.

Grazie all’intercessione di Ricciarda, che stava per dare alla luce la sua prima figlia, Camillo le consentì di rientrare, confinandola in un’ala separata del castello.

Alcuni dicono che il suo fantasma si aggiri ancora oggi tra le stanze della Rocca, quasi a volerne rivendicare la proprietà.

La spezieria dei Gesuiti: una delle principali raccolte di vasi da farmacia d’Europa

I Gesuiti, giunti a Novellara nel 1570, si adoperarono per l’apertura di una scuola pubblica, un ospedale per gli indigenti ed una spezieria, antesignana delle odierne farmacie.

Quest’ultima nel 1827, dopo la soppressione dell’ordine monastico (1773), divenne di proprietà del Comune di Novellara.

Oggi, una parte cospicua degli antichi vasi da farmacia, occupa l’ultima sala del Museo Gonzaga.

Tutti i recipienti riportano lo stemma dei Gesuiti ed il nome della sostanza che contenevano.

vasi settecenteschi nella spezieria dei gesuiti al museo Gonzaga di Novellara

Ad albarelli e boccali, si aggiungono quindici magnifici vasi settecenteschi, decorati con scene di caccia, vicende bibliche e mitologiche, destinati ad una funzione meramente ornamentale.

Museo Gonzaga di Novellara: orari, biglietti e informazioni utili per la visita

Il Museo Gonzaga, situato all’interno della Rocca di Novellara, è accessibile dal martedì alla domenica, dalle ore 10:00 alle ore 13:00 (il sabato e la domenica è prevista anche un’apertura pomeridiana, dalle ore 15:00 alle ore 19:00).

Il biglietto (intero: 4 Euro, ridotto: 2 Euro) può essere acquistato direttamente in loco, ma vi consiglio di consultare preventivamente il sito internet Rocca della Cultura, in modo da prendere visione di eventuali scontistiche ed eventi.

Ciò che rende davvero dinamico il percorso di visita, a mio avviso, è la presenza di alcuni simboli, che suggeriscono di volgere lo sguardo verso l’alto, per cogliere particolarità e sfumature che altrimenti si rischierebbe di non vedere.

Per rendere l’esperienza ancora più divertente inoltre, non dimenticate di ritirare una delle tre mappe tematiche messe a punto dallo staff.

Potrete scegliere tra l’itinerario perfetto per le famiglie, quello pensato per chi vuole ammirare i pezzi imperdibili delle collezioni e il percorso più indicato per le coppie o i piccoli gruppi.

Rocca di Novellara: cosa vedere oltre al Museo Gonzaga

Se il Museo Gonzaga occupa il piano superiore della Rocca di Novellara, cosa ci sarà mai negli altri ambienti del castello?

Qualcuno di voi, arrivato a questo punto della lettura, probabilmente se lo sarà chiesto.

Direi che è arrivato il momento di scoprirlo!

  • Mostra Permanente della Civiltà Contadina, aperta ogni prima domenica del mese (ad eccezione di Agosto), occupa i suggestivi sotterranei della Rocca ed espone numerosi attrezzi e oggetti legati all’attività agricola locale.
  • Acetaia Comunale, anch’essa visitabile solo la prima domenica del mese e chiusa in Agosto, si colloca nel sottotetto e custodisce uno dei prodotti più preziosi del territorio, l’Aceto Balsamico Tradizionale.
  • Teatro Comunale, realizzato tra il 1862 e il 1868 nell’angolo sud-orientale del castello e intitolato a Franco Tagliavini, tenore di Novellara, sostituì il teatro cinquecentesco di Lelio Orsi ed attualmente è aperto solo per gli spettacoli.
  • Prigioni, accessibili solo in occasioni particolari, si collocano nella torre del Campanone, posta nella seconda metà del Seicento sull’ingresso principale della Rocca, all’epoca chiuso dal ponte levatoio.

Street art fuori dalla Rocca: murales in ricordo di due celebri cittadini di Novellara

Se avete ancora qualche minuto a disposizione, vi consiglio di raggiungere un paio di coloratissimi murales, situati a pochi metri dalla Rocca.

Le opere omaggiano due celebri novellaresi.

Nel 2018, sulla parete di un’abitazione all’angolo tra Via della Libertà e Via De Amicis, ritenuta l’antica dimora di Lelio Orsi, Lucamaleonte ha raffigurato il balestriere disegnato dall’artista rinascimentale e oggi conservato presso la Royal Library del Castello di Windsor.

L’anno successivo, Alessio B. ha completato il murales dedicato ad Augusto Daolio, fondatore dei Nomadi, uno dei gruppi musicali più longevi del nostro Paese, scomparso nel 1992.

murales che omaggia Augusto Daolio

Vi basterà recarvi in Via Matteotti, 2 per ammirarlo.

Emilia-Romagna: come arrivare alla Rocca di Novellara

Il mezzo più comodo per raggiungere la Rocca di Novellara è sicuramente l’automobile (la cittadina dista un’oretta da Bologna e quasi due ore da Milano).

La stazione ferroviaria si trova ad una decina di minuti a piedi dall’ingresso del castello, in Piazzale Marconi, 1 e prevede frequenti collegamenti diretti con la stazione di Reggio Emilia (il tempo di percorrenza è di circa 30 minuti).

Cosa vedere nei dintorni di Novellara: Gualtieri uno dei borghi più belli d’Italia

Avete lasciato Novellara ma non siete ancora pronti a rientrare a casa? Niente panico!

Guidate per una decina di minuti in direzione di Gualtieri, la località della provincia di Reggio Emilia sospesa tra la terra e l’acqua del fiume Po.

È uno dei borghi più belli d’Italia ed il suo centro cittadino, piccolo e compatto, saprà donarvi qualche momento di piacevole relax oltre che di scoperta.

Per saperne di più, consultate il racconto dal titolo Cosa vedere a Gualtieri in un giorno, realizzato sulla base della mia personale esperienza.

E voi, siete già stati da queste parti?

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14 Responses

  1. Ho girovagato per anni in quella parte di Emilia senza mai approfondire la visita alla Rocca di Novellara! A parte la bizzarra storia del dipinto sparito e ritrovato mi ha appassionato molto la storia di Matilde, un bel tipetto decisamente e mi incuriosisce la collezione dei vasi da farmacia dei gesuiti, un incredibile patrimonio storico

  2. Una volta mancato Lucentini, credo si sperasse nella dimenticanza collettiva del quadro di Orsi per poterlo rivendere senza che nessuno se ne accorgesse. Per fortuna sono riusciti a fermarne la vendita in tempo.

    Non conoscevo Novellara, né tanto meno il museo Gonzaga ma sicuramente merita una visita per vedere non solo Leda e il Cigno ma anche i reperti storici e le opere artistiche che contiene.

  3. Quanti misteri in un piccolo borgo! Mi piacciono molto queste storie, che meriterebbero una serie su Netflix. Sia per il quadro scomparso e poi ricomparso, sia per la vicenda di Matilde, che un po’ la capisco, con tutti i tradimenti che ha dovuto subire 😉

    1. Chissà che qualcuno leggendo il tuo commento non si adoperi per buttar giù una sceneggiatura da proporre a qualche piattaforma. Quale attrice vedresti bene nel ruolo di Matilde?

  4. Un borgo ricco di misteri!! Ho letto con molto trasporto la storia del quadro scomparso, e mamma mia! Sembra davvero una soap opera contemporanea. Non conoscevo queste zone e spero di poterle visitare presto.

  5. Il museo Gonzaga ce l’ho in lista da un po’ e adesso che una delle mie migliori amiche si è trasferita in zona vedrò di cogliere l’occasione per visitarlo!
    Non conoscevo però la storia di ‘Leda e il cigno’ che è davvero intrigante, degna dei migliori libri gialli!

  6. Mi intrigano molto queste storie dal sapore “giallo”. Piccole vicende in borghi antichi che aumentano ancora di più il mistero. Set ideale per la stesura di un romanzo. Curiosa di visitare il borgo di Gualtieri.

  7. Non conoscevo la Rocca di Novellara e la sua intrigante storia! In realtà tutta la zona gonzaghesca mi manca, ho solo visitato Sabbioneta e Mantova: un motivo in più per scoprirla in una prossima gita fuori porta!

    1. Sono certa che la Rocca ti piacerà. Così potrai dire di conoscere più da vicino sia la linea dei Gonzaga di Mantova che quella dei Gonzaga di Novellara.

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