Quando si è trattato di individuare la città in cui alloggiare durante la prima parte del mio viaggio a Tenerife, non ho avuto dubbi, Santa Cruz corrispondeva perfettamente a tutte le mie esigenze.

Innanzitutto perchè dista dall’aeroporto di Tenerife Norte soltanto 18 km, percorribili nell’arco di circa 15 minuti su una strada ampia a scorrimento veloce, poi perchè la spiaggia più bella dell’isola, la dorata Playa de Las Teresitas, dista da qui soli 10 km, ed è così vicina da essere considerata dai locali come la spiaggia cittadina per eccellenza.

Ma com’è stato visitarla nel 2020? Tra le chiusure, il distanziamento imposto dalle normative e l’uso della mascherina?

Scopriamolo insieme, ma prima …



Un pò di storia

Santa Cruz ( 204.856 abitanti circa) è la città principale di Tenerife e dal 1927 condivide con Las Palmas de Gran Canaria, il titolo di capitale dell’arcipelago delle Canarie.

Nel 2012 il The Guardian ha inserito Santa Cruz nella lista delle 5 migliori città del mondo in cui vivere.

Il suo nome deriva dalla croce che fu piantata da Fernández di Lugo, al momento del suo sbarco sull’isola , nel 1494. Pensate che fino a quel momento Tenerife era l’unica isola canaria che ancora si opponeva alla conquista spagnola.

Inizialmente fu La Laguna ad essere eletta capitale , tuttavia l’importanza di Santa Cruz, divenuta ben presto il principale porto commerciale nonchè luogo di transito sulla rotta verso le Americhe, la portò ad assumere, a partire dal 1833, il ruolo di capitale di tutte le Isole Canarie.

Nel 1927 infine, sotto la dittatura di Miguel Primo de Riveira, l’arcipelago fu suddiviso in due provincie e a Santa Cruz si affiancò, come capitale, la città di Las Palmas.

Cosa vedere

Il centro nevralgico della città è la splendida Plaza de España. Potrei definirla come il luogo d’incontro per eccellenza tra le diverse generazioni.

Attorno all’enorme vasca artificiale che occupa gran parte di quella che è la piazza più grande delle Isole Canarie, creata dagli architetti svizzeri Herzog e de Meuron, non sarà infatti difficile individuare comitive di amici che fanno a gara per scattare un selfie con l’enorme scritta recante il nome della città, oppure coppie di genitori che spingono i figlioletti sulle altalene, o ancora gruppi di anziani discutere animatamente sulle panchine.

Molto suggestivo è infine l’imponente monumento ai caduti nella guerra civile spagnola che troneggia, alle spalle della fontana.



Non lontano da qui c’è il lungomare, affollato da runners e skaters, soprattutto nelle prime ore del giorno oppure al tramonto, quando le temperature sono più miti.

Per me era diventato un appuntamento fisso percorrerlo prima di cena, procedendo a piedi lungo Avenida Josè Primo de Riveira, in una passeggiata della durata di una mezz’oretta, che mi portava fino allo splendido Auditorio, che si staglia, bianchissimo, di fronte all’oceano.

L’imponente onda che l’architetto Santiago Calatrava costruì tra il 1997 e il 2003, nei pressi di Avenida de la Constitucion, purtroppo non era visitabile internamente, a causa delle restrizioni imposte dal covid19.

Ciò nonostante, la bellezza della sue forme, un chiaro richiamo a quelle dell’Opera di Sydney, e la vista privilegiata che si gode dal piazzale su cui si erge il monumento, non vi faranno affatto rimpiangere i chilometri percorsi a piedi per raggiungerla.



Se non siete già stanchi ma volete proseguire, vi segnalo che proprio accanto all’Auditorio sorge ciò che rimane dell’antico Castello di San Giovanni Battista (una costruzione bassa e tozza che non ricorda affatto un castello in senso stretto) ed un giardino botanico, il Palmetum, che racchiude nei suoi 12 ettari, la più grande raccolta di palme d’Europa, portate qui da tutto il mondo.

Dopo aver esplorato il lato meridionale della cittadina, quello più esposto ai venti perchè affacciato sull’oceano, è il momento di dirigersi a nord, attraversando le vie dello shopping, ovvero l’affollata Calle Castillo, che è totalmente pedonale, e le vicine Calle Imeldo Seris e Calle Alfonso Bethencourt.

Qui, accanto ai negozi dei più noti brand di moda, sorgono piccole botteghe di souvenir, bar e ristoranti tipici.

Se decidete di fare un pò di shopping o anche semplicemente di cercare un souvenir dell’isola da portare ad amici e parenti, tenete ben presente che i negozi sono aperti dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 19:30, e molti di essi restano chiusi la domenica. Ho trovato davvero molto insolito che in una città così grande e nel pieno della stagione estiva, gli orari di apertura fossero così ridotti.

Inoltre, sono chiusi eccezionalmente ed in via definitiva fino a nuovo decreto, con l’obiettivo di contenere la diffusione del contagio del covid19, tutti i grandi magazzini e i centri commerciali cittadini, come El Corte Ingles per esempio, nonchè i parchi acquatici, come il Parque Marítimo César Manrique, che si trova proprio accanto al già citato Palmetum.

Se volete invece conoscere le misure anticovid19 adottate sulle spiagge, vi rimando all’articolo su Playa de Las Teresitas (per leggerlo basta cliccare qui), contenente tutte le informazioni a riguardo.

Sappiate comunque che l’uso delle mascherine è caldamente consigliato nei luoghi all’aperto, oltre che in quelli al chiuso, ed è una disposizione rispettata da tutti, dai locali come dai turisti.

Ma proseguiamo il nostro tour del centro città in direzione nord, lungo Calle el Pilar.

Se il lungomare mi aveva conquistato per la sua incredibile vista sull’oceano e quella deliziosa brezza serale, che rendeva piacevolissime le mie passeggiate, il lussureggiante Parco García Sanabria, che qui si estende per ben 67.230 metri quadrati, mi ha immediatamente catapultato in una foresta tropicale. D’altronde si tratta del parco cittadino più grande dell’intero arcipelago canario!



Palme altissime, lunghe liane, ma anche fiori esotici e multicolori, come quelli che abbelliscono il grande orologio posto all’ingresso del parco nel 1958, donato dal console della Danimarca alla città e costruito in Svizzera.



Da qui vi sarà possibile seguire uno dei tanti sentieri, che vi porteranno al Monumento dedicato a García Sanabria, realizzato dallo scultore Francisco Borgese Salas.

In realtà nel parco sono dislocate numerose sculture, tra le quali spiccano i busti di alcuni cittadini illustri di Santa Cruz. Divertitevi a scovarne quante più potete durante la vostra passeggiata!



Dove mangiare

Il centro di Santa Cruz è ricco di bar e ristoranti con dehors all’aperto, apprezzati sia dai cittadini che dai tanti visitatori.

Per non avere brutte sorprese ed organizzarvi per tempo, considerate che la domenica sono quasi tutti chiusi. Sappiate inoltre che la prenotazione del tavolo è caldamente consigliata, e che su questo alcuni ristoranti sono abbastanza intransigenti.

Se desiderate immergervi nell’atmosfera isolana e provare la cucina tipica in un ambiente cordiale con il personale gentile e sorridente, allora El Lateral 27 è quello che fa per voi.

Ho mangiato un buon antipasto di acciughe fritte e calamari in stile andaluso, quindi un polpo alla griglia con patate canarie e salsa mojo (su questa salsa tipica, vi rimando al mio articolo dedicato al food, che potete leggere cliccando qui) e una tagliata a dadini di baccalà in stile andaluso.

Se invece cercate un ambiente più sofisticato, Plaza 18 è la scelta giusta.

Il ristorante si affaccia sulla splendida Calle San Francisco, proprio di fronte alla Chiesa in stile barocco intitolata al Santo di Assisi.

I tavolini all’aperto, disposti sia da un lato che dall’alto della strada, circondano i grandi alberi disposti al centro, che fanno da scenario alle esibizioni di alcuni artisti che allietano con la loro voce il pasto degli incuriositi commensali.



Mi sono lasciata conquistare dalle crocchette miste (con diversi tipi di ripieno: di mare, al pollo, formaggio e spinaci), una tartare di tonno con soia e wasabi, quindi calamari all’andalusa.

Nonostante il personale fosse poco organizzato nella gestione di un locale che, seppur con le dovute misure di distanziamento, era pieno, e facesse percepire ai clienti una forte ansia e apprensione durante il servizio, il mio giudizio sui piatti è davvero molto positivo. Proprio per questo, a fine pasto, ho deciso di trattenermi un altro pò in quella cornice così romantica ed ho ordinato un mangotango, ovvero un cocktail con ruhm e crema di latte, davvero molto buono.

A tal proposito ci tengo a precisare che, se deciderete di cercare un locale dove bere qualcosa una volta finito di cenare, molto probabilmente rimarrete delusi. Dopo mezzanotte infatti le strade del centro città sono semideserte e silenziose, come previsto dalle disposizioni anticovi19.

In conclusione

Ritengo che Santa Cruz sia la meta giusta per chi è alla ricerca di un’ottima base da cui esplorare la zona centro – settentrionale di Tenerife, perchè si tratta di una cittadina vivace, abbastanza vicina ai maggiori luoghi di interesse (se siete in cerca di idee, vi rimando al mio articolo sulle proposte di escursioni da fare in giornata, che trovate cliccando qui), dotata di tutti i principali servizi utili durante un viaggio all’estero, quali: banche, supermercati, bar e ristoranti. Presenta grandi spazi verdi ed un clima fresco e ventilato, tipicamente atlantico.

Nonostante il mio viaggio sia coinciso con una fase storica del tutto particolare, fatta di ristrettezze e chiusure, questa città non ha mancato di accogliermi offrendomi la sua calorosa ospitalità, senza chiedere nulla in cambio.



E adesso ditemi di voi; quali sono , tra tutti i provvedimenti in vigore per il contenimento del contagio del covid19, quelli che vi pesano maggiormente, e perchè?

Vi leggo nei commenti.

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Comments
  • Fe'licita 29/12/2020

    Quante bontà, il polpo alla griglia è indubbiamente uno dei miei piatti preferiti ma mi incuriosisce molto la tagliata di baccalà in stile andaluso, deve essere squisita

    • liberamente_traveller 29/12/2020

      Devo dire che abbiamo mangiato ottimi piatti . Io personalmente ho preferito i piatti locali a base di pesce , tutti squisiti .