Non si può dire di conoscere realmente un popolo se non se ne abbracciano la storia, le tradizioni e il folklore. Questo è quello che mi ripetevo mentre mi accingevo ad assistere, per la prima volta, alle celebrazioni della Settimana che precede la Pasqua in Andalusia.

Nazarenos pronti alla processione del Venerdì Santo a Malaga
la processione del Venerdì Santo a Malaga

In un mondo che corre veloce, dove il presente è già passato, solo le manifestazioni popolari si ripetono, sempre uguali, anno dopo anno.

Esse hanno l’arduo compito di preservare intatta, anche davanti al più ammiccante tentativo di cambiamento, l’identità di una comunità. Il loro non è un tentativo disperato di impedire al progresso di fare la sua corsa, bensì un monito di salvezza: in ogni momento di incertezza o di timore, saranno lì a consolarci ricordandoci chi siamo.

Se dovessi scegliere una tra le festività più sentite nell’immaginario collettivo, sulla base di quanto appena affermato, non avrei dubbi: è sicuramente la Pasqua. Tante sono infatti le tradizioni popolari che, nei diversi Paesi del mondo, vengono tramandate durante la settimana che dalla Domenica delle Palme si protrae fino al giorno della Resurrezione di Cristo.

Ed è proprio a partire da alcune di queste usanze, che oggi partiremo insieme in un viaggio del tutto inedito. Oltre alla già citata Andalusia infatti, voleremo dal Brasile al Guatemala, dalla Finlandia alla Gran Bretagna, dall’Ungheria fino alla Slovenia.

In questo lungo percorso, non sarò io l’unica voce narrante. Per l’occasione ho chiamato in mio aiuto alcune tra le componenti della community Travel Blogger Italiane, di cui faccio orgogliosamente parte. Proprio come si fa nelle migliori squadre, anche noi ci siamo divise i compiti: a ciascuna un racconto di viaggio. Il nostro obiettivo? Condurvi da un angolo all’altro del pianeta, senza che voi dobbiate minimamente spostarvi dal divano.

Pronti a partire? Andiamo!

La Pasqua nel mondo

Andalusia di Libera del Blog Liberamentetraveller

Quando ho pianificato il mio viaggio in solitaria alla scoperta della regione spagnola dell’Andalusia, sapevo che sarei arrivata a ridosso del Venerdì Santo e che sarei ripartita subito dopo la domenica di Pasqua. Per questo motivo, a margine della programmazione di ciascuna di quelle giornate, avevo lasciato uno spazio bianco. Ero certa che, trovandomi inevitabilmente in mezzo alle celebrazioni della Semana Santa, ne sarei rimasta talmente colpita da aver bisogno di trasferire immediatamente dalla mia mente al mio taccuino di viaggio, il lungo elenco di emozioni e sensazioni provate.

Avevo appena lasciato il mio hotel nel centro di Malaga quando cominciai a sentire quella musica nell’aria e solo dopo pochi passi mi ritrovai, in compagnia di numerosi fedeli e curiosi, su Alameda Principal già occupata dal corteo. La vista di quel trono (termine con cui si indica la struttura su cui sono portate le statue in processione) dall’aspetto così imponente e severo, mi fece rabbrividire, o forse era il vento, che accompagnava i movimenti lenti e ripetitivi degli hombres de trono. Con i loro abiti scuri e lunghi fino quasi a toccare l’asfalto, procedevano compatti in avanti, come se fossero un solo uomo.

Dovete sapere che nella città di Picasso la gestione dei cortei è interamente affidata alle confraternite locali. Ciascuna di esse compie un percorso di circa otto ore, dapprima secondo un itinerario fisso (da Alameda Principal alla Cattedrale dell’Incarnazione) e poi con una deviazione verso il proprio quartiere di appartenenza, fino al rientro alla sede associativa.

Ogni confraternita conduce due troni in processione: il primo è la Mater Dolorosa (ovvero Maria Addolorata), mentre il secondo è una raffigurazione di Gesù Nazareno ( o uno dei misteri della Via Crucis). In entrambi i casi, all’interno dei cortei son ben visibili i Nazarenos, confratelli incappucciati che procedono davanti al trono ed esibiscono i vessilli e gli stendardi, oppure spargono gli incensi o ancora trasportano crocifissi e candele.

Il trono della Mater Dolorosa è molto più pesante di quello del Cristo. La statua della Madonna è infatti impreziosita da un pesante mantello scuro su una struttura coperta da un baldacchino, sostenuto da ben12 aste su ciascuno dei due lati.

Si chiamano varales invece, i bastoni che reggono la piattaforma su cui sono appoggiati i troni e che permettono ai confratelli di scortarli in processione. Deve essere molto faticoso trasportare strutture così imponenti in cortei tanto lunghi: pensate che in alcuni casi i troni sono così pesanti che occorrono 250 persone per sorreggerli.

I ritmi sono scanditi dai Mayordomos de trono. Il suono delle loro campane può indicare la sosta e la ripresa del cammino con la conseguente “abbassata” e “alzata” del trono.

Una curiosità: pare sia legata a Carlo III l’usanza di concedere la grazia ad un carcerato nel giorno del Venerdì Santo a Malaga. A quell’epoca infatti, i detenuti si opposero alla sospensione delle processioni pasquali a seguito di un’ondata di peste. Lasciarono solo momentaneamente le loro celle per portare in processione la statua di Gesù Nazareno.

(Per saperne di più sulla città di Malaga, potete consultare il mio itinerario di viaggio)


Uno degli elementi che differenziano i portatori dei troni di Malaga da quelli di Granada, chiamati costaleros, è che mentre i primi sono disposti davanti, dietro o accanto ai troni, questi ultimi procedono nascosti sotto le imponenti strutture da scortare nel corteo, qui chiamate pasos.

Pensate che per attutire il peso, poggiano il collo e la spalla su un telo di juta, ripiegato più volte su se stesso.

Ricordo molto bene il momento in cui intravvidi quei piedi coperti da calzari bianchi, spuntare dal drappo rosso che scortava il paso con Gesù Nazareno nei pressi della Cattedrale della città dell’Alhambra. Era il giorno di Pasqua, e mi accorsi di non essere l’unica tra i presenti ad aver abbassato lo sguardo, tra lo stupore e l’incredulità, per cercare di percepire anche il minimo cedimento davanti ad uno sforzo che doveva essere quasi sovrumano.

Ma la processione proseguì, scortata dalla banda musicale cittadina, e da uno stuolo di donne dalla tipica mantilla di pizzo nero che, fissata con un fermaglio, scendeva sulle spalle finendo per confondersi con l’abito, nero anch’esso così come il resto degli accessori.

la tipica mantilla indossata il giorno di Pasqua a Granada
donne con la mantilla in processione il giorno di Pasqua, davanti alla Cattedrale di Granada

Una curiosità: una delle tradizioni tipiche della Semana Santa di Granada è la processione del mercoledì dedicata al Cristo dei Gitani, durante la quale vengono accesi dei falò nell’antico quartiere di Sacromonte.

riuscite a vedere i piedi dei costaleros nascosti sotto il pesante paso?

(Per saperne di più sulla città di Granada, potete consultare il mio itinerario di viaggio)


Brasile di Barbara del Blog Wanderlustintravel

Piena di tradizioni che vanno dalle uova, ai coniglietti e alle riunioni di famiglia, la Pasqua è una festa importante per i cristiani di tutto il mondo. Molto amata dai piccini, questa festività porta con sé dei significati molto forti.

Non tutti la celebrano allo stesso modo o con le stesse usanze. Ecco perché oggi vi racconto come la festeggiamo dalle mie parti.

La più grande celebrazione di Pasqua in Brasile si svolge a Nova Jerusalém, nella regione di Fazenda Nova, a 184 chilometri dalla capitale dello stato di Pernambuco.

La città diventa palcoscenico per la messa in scena della più famosa Passione di Cristo del paese, che si svolge ogni anno. Sono circa 100 mila mq di teatro all’aperto con tanto di scenografia; a cui partecipano circa 50 attori e 500 comparse!

Sono originaria del Sud e da me le usanze sono diverse: a Ivoti, un piccolo paese con solo 22 mila abitanti, con forte influenza tedesca, i cani e gatti vengono dipinti di blu o di rosa (con materiali atossici!) per annunciare ai bambini che il periodo più dolce dell’anno si sta avvicinando.

Invece a Gramado, un piccolo paesino in montagna molto simile alla Svizzera e molto noto per la sua eccellenza nella produzione del cioccolato, è tradizione andare ogni anno alla Chocofest. Si tratta di un festival totalmente dedicato al cioccolato, dove i bambini possono incontrare il Coniglietto Pasquale che offre loro dei doni!

Inoltre, la città viene totalmente decorata e si può assistere un programma di sfilate, spettacoli teatrali, mostre d’arte e, ovviamente, vendita di cioccolato. È veramente una gioia per gli occhi.

Anche un’altra cittadina in montagna, Canela, si adorna per ricevere i turisti, posizionando dei pupazzi a forma di coniglietto dall’entrata della città sino alla bellissima Cattedrale di Pietra!

Sono o non sono usanze deliziose?

Pasqua in Brasile
la rappresentazione della Passione di Cristo in Brasile

Finlandia, di Anna del Blog Profumo di Follia

La Pasqua finlandese è un pochino diversa da quella che viviamo in Italia. A farla da padrone infatti ci sono uova decorate, dessert discutibili e tradizioni pagane che si intrecciano con quelle religiose.

Prima di tutto si usa dipingere le uova sode per regalarle e usarle come decorazione pasquale. L’uovo infatti simboleggia la resurrezione di Gesù nella religione cristiana, ed è anche legato alla mitologia finlandese poiché nel Kalevala, il poema epico nazionale, un uovo cade nel mare e dà origine all’universo. Una tradizione piuttosto particolare legata alla Pasqua, che si dice Pääsiäinen in finlandese, si chiama Virpominen: in alcune zone della Finlandia, come la Carelia, la Domenica delle Palme i bambini si vestono da streghe e vanno a bussare alle porte dei vicini per ricevere dei dolcetti in cambio di una filastrocca portafortuna.

Spesso i bambini decorano anche dei rami di salice con piume e fili colorati, a cui potrebbero attribuire lo stesso significato che ha il rametto di ulivo pasquale in Italia.

Nell’ Ostrobotnia invece, le streghe vengono cacciate accendendo dei falò chiamati pääsiäiskokko, letteralmente falò di Pasqua.

C’è un motivo per cui le streghe in Finlandia vengono associate al periodo di Pasqua: secondo le antiche credenze popolari nordiche, il bestiame era più esposto alle malattie del periodo compreso tra il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua, cioè il momento in cui l’influenza protettiva di Dio veniva meno a causa della morte di Gesù.

In questo periodo molti animali venivano colpiti da strane malattie, per poi morire nell’inverno successivo e creare un grosso danno alla comunità.

Da qui la tradizione di scacciare le streghe a Pasqua.

Quanto alle tradizioni culinarie, in Finlandia non è Pasqua se non c’è il mämmi: un composto cremoso a base di malto che va consumato insieme a un goccio di latte o panna e zucchero.

Un dolce che non conosce vie di mezzo: o lo ami o lo odi.

E le uova di cioccolato? Anche i finlandesi le consumano, ma si tratta di uova grandi come gli ovetti Kinder, ricoperte da vero guscio d’uovo e completamente ripiene di cioccolato all’interno. Niente sorpresa, purtroppo!

Pasqua in Finlandia
una veduta di Helsinki, capitale della Finlandia

Gran Bretagna, di Alessandra del Blog All Roads Lead from Home

Tra le tradizioni pasquali in Gran Bretagna ricorrono usanze che ci sembra ormai di conoscere, grazie ai media che ce le hanno rese familiari (ad esempio la caccia alle uova) e altre che appartengono invece a un background condiviso e appaiono quindi simili alle nostre, sebbene caratterizzate da qualche aggiunta tipica radicata nel contesto locale.

Dal punto di vista religioso ad esempio, la festività viene celebrata come la principale dell’anno liturgico (seppure a livello popolare non sia così sentita come il Natale): si svolgono celebrazioni solenni la Domenica di Pasqua, ma anche rituali nei giorni precedenti, come la lavanda dei piedi il Giovedì Santo (Maundy Thursday).

Rispetto alla nostra tradizione però, il rituale del Giovedì Santo si arricchisce di un’usanza tipicamente britannica: il Royal Maundy (risalente almeno al Trecento, quando il sovrano regalava cibo o indumenti ai bisognosi). Consiste in una cerimonia in cui la Regina o un suo delegato consegnano dei sacchetti con monete d’argento coniate apposta per l’occasione, ad anziani cittadini che si sono distinti per il servizio a favore delle proprie comunità.

Le usanze più tipiche rimangono quelle che molti di noi conoscono già, almeno per sentito dire: nel weekend di Pasqua ai bambini viene detto che il Coniglio Pasquale, figura immaginaria simbolo della festività, ha nascosto delle uova in giardino o in un parco durante la notte.

Vengono quindi organizzate delle vere e proprie cacce al tesoro (tradizione esportata anche in altri Paesi, come gli Stati Uniti: quella che si svolge alla Casa Bianca è probabilmente la più conosciuta). Molte famiglie si raccolgono ancora per decorare insieme delle uova di gallina, in genere svuotandole prima del contenuto, dopo aver forato il guscio.

Una delle tradizioni più curiose, anche se forse non la più celebre, è la Morris Dance: in alcuni paesini, gruppi di ballerini si radunano indossando costumi vistosi e adornati con nastri e cappellini insoliti, per eseguire delle danze ritmate agitando bastoni e fazzoletti.

Tutti i simboli che ricorrono durante questa festività, come ad esempio le uova, rappresentano la rinascita. Nonostante per i cristiani questa si manifesti nella Resurrezione di Cristo, anche nelle tradizioni pagane veniva celebrato il rinnovamento.

All’inizio della primavera infatti, i popoli di origine germanica celebravano la divinità Ostara (da cui Easter, Pasqua in inglese), personificazione della fertilità e della rigenerazione della vita, che tra i propri simboli annoverava proprio una lepre (da qui il coniglio come simbolo pasquale).

Sulle tavole pasquali in Gran Bretagna si serve generalmente l’agnello, come da noi, e non mancano ovviamente le uova di cioccolato.

Delizie tipicamente britanniche e rappresentative di questa festività, sono però gli hot cross buns, panini dolci con uvetta, grandi poco più di un pugno e caratterizzati da una croce di glassa, realizzata prima della cottura.

caccia alle uova in Gran Bretagna
caccia alle uova di Pasqua in Gran Bretagna

Guatemala, di Arianna del Blog Tropical Spirit

Antigua è una splendida città coloniale del Guatemala.

Antica capitale, ha conservato malgrado i terremoti subiti, la magnifica architettura spagnola dei secoli XVII e XVIII. Strade acciottolate, case a un piano con le inferriate, palazzi colorati, sembra aleggiare un’atmosfera dei tempi passati. Una città da un fascino incredibile, ma in un momento particolare dell’anno diventa realmente fantastica.

La Settimana Santa ad Antigua è un’esperienza memorabile. Di tradizione centenaria, la celebrazione è un evento gioioso e raccolto allo stesso tempo, che attira una folla di visitatori sedotti dalla religiosità e dalla devozione che anima l’intera festa.

La settimana commemora la Passione di Cristo e si susseguono giorni di raccoglimento e preghiera caratterizzati da processioni che durano anche 10 ore lungo le vie della città.

Le strade si ricoprono di tappeti fatti con segatura colorata, sabbia e fiori, l’aria è satura di profumo d’incenso, le opere d’arte lungo le vie della città si distruggono al passaggio delle processioni con i carri santi.

I portatori camminano in perfetta sincronia e tengono statue sulle piattaforme di legno, mentre l’intero corteo è seguito da bande musicali. Un’ atmosfera colorata e unica.

In questo ciclo religioso, i penitenti, chiamati Cocuruchos, indossano tuniche color porpora e portano grandi immagini sacre in segno di penitenza e devozione. Le processioni sono varie; quella del Venerdì Santo in particolare, sembra un corteo funebre, poiché si abbandonano le vesti viola per il nero e la statua di Gesù non riporta più la croce.

Questo è sicuramente il momento più affollato dell’anno, reso ancor più affascinante dalla cornice cittadina costellata di chiese barocche, chiostri, piazze e all’orizzonte i vulcani che incorniciano la città.

Pasqua in Guatemala
i simboli delle processioni pasquali in Guatemala

Slovenia, di Sara del Blog Slovely

In Slovenia i festeggiamenti pasquali sono legati ad antiche tradizioni tramandate di generazione in generazione, alcune delle quali variano in base alle regioni. I riti più tradizionali iniziano il giovedì e venerdì santo.

In questi giorni le campane delle chiese non devono suonare: al loro posto vengono usate delle raganelle (in sloveno raglje), strumenti di legno che ruotando fanno rumore.

Il Venerdì Santo è giornata di digiuno e astinenza, mentre il giorno successivo è dedicato alla benedizione del fuoco e dell’acqua, che serviranno a proteggere le case, ma anche dei cibi tradizionali che verranno consumati durante la colazione di Pasqua.

Tra i piatti pasquali più amati ci sono la pinca (pane dolce), la gubanca o potica (dolce ripieno con noci e uvetta) e il menih o pupca (in italiano: bambina o bambolina), pane dolce dalla caratteristica forma a treccia, con un uovo colorato inserito nella parte superiore come se fosse la testa da cui parte la treccia della bambolina.

Non mancano i piatti salati: il prosciutto cotto nel pane, da accompagnare con radice di rafano grattugiata, e la gelatina di carne, chiamata žolca. Tutte queste bontà, sistemate in cesti di vimini decorati, vengono portate in chiesa per essere benedette durante il Sabato Santo oppure il giorno di Pasqua al mattino presto quando, prima dell’alba, si svolge la messa pasquale con la processione, chiamata Vstajenje (ovvero: Resurrezione).

Un elemento che non può mancare nel cesto pasquale sono i pirhi: uova colorate che vengono decorate a mano con tecniche diverse nelle varie regioni slovene.

In Bela Krajina, regione meridionale della Slovenia, queste uova sono chiamate pisanice e vengono realizzate utilizzando la cera d’api, mentre in Prekmurje, nell’estremo oriente sloveno, le uova di Pasqua si chiamano remenke o škrabanke, e le decorazioni si eseguono incidendo il guscio con un coltellino.

Pasqua in Slovenia
le uova decorate della regione slovena Bela Krajina, chiamate pisanice

Ungheria, di Giulia del Blog Viaggiare con gli occhiali

La Pasqua in Ungheria è una festa molto sentita, soprattutto grazie alle tradizioni che caratterizzano questa celebrazione.

Sebbene sia festa nazionale dal Venerdì, le celebrazioni più coinvolgenti avvengono tra Pasqua e Pasquetta.

La domenica si prepara la tavola per il pasto pasquale, con pochi e gustosi ingredienti: prosciutto affumicato bollito (chiamato non a caso húsvéti sonka, ossia prosciutto pasquale), salsa al rafano, uova sode e una sorta di focaccia intrecciata chiamata kalács, che può essere dolce o salata.

La tradizione più curiosa però, è quella che si tiene il Lunedì dell’Angelo: i ragazzi fanno scorta di acqua profumata e imparano una poesia a memoria per… fare un gavettone alle giovani ragazze nubili!

Una volta zuppe, le ragazze offrono da bere e regalano uova colorate ai ragazzi.

Per quanto possa far sorridere, è un’usanza molto antica: in passato infatti, l’acqua non era altro che simbolo di buon auspicio e di fertilità. Oggi il significato originale però è andato perduto, ed è divenuta una pratica che si svolge per il puro divertimento.

C’è un luogo in Ungheria dove questa tradizione è più viva che mai.

Si tratta di Hollókő, un museo folkloristico a cielo aperto, che si trova a circa un’ora da Budapest. Il giorno di Pasquetta, ragazzi e ragazze si ritrovano insieme per celebrare questo rito chiamato locsolkodás, con tanto di secchiate d’acqua gelata, danze e risate. Il tutto, indossando degli splendidi abiti tipici del folklore della zona, rigorosamente fatti a mano.

Un’altra tradizione diffusa in questa zona e comune a tanti paesi dell’Europa Centro-Orientale, è quella delle uova dipinte.

Le uova sono solitamente sode o svuotate tramite un forellino.

Vengono dipinti dei motivi floreali, tipici del folklore ungherese, o dei simboli religiosi come la croce, usando in prevalenza il colore rosso, poiché associato al sangue di Cristo.

Chi utilizza ancora oggi i metodi della vecchia scuola inoltre, conosce il segreto per far apparire le uova così luminose: una bella spennellata di lardo di maiale!

Pasqua in Ungheria
le uova dipinte secondo la tradizione ungherese

Colgo l’occasione per ringraziare tutte coloro che sono intervenute con i loro racconti per regalarci l’emozione di rivivere le tradizioni delle festività pasquali di alcuni Paesi del mondo.

Tra antiche processioni in costume e piatti tipici, tra cacce al tesoro e uova dipinte a mano, uno è sicuramente l’elemento che accomuna ciascuna di queste celebrazioni: la condivisione.

Finché ci sarà qualcuno che continuerà a mantenere vive queste usanze e a tramandarle alle nuove generazioni, la tradizione sarà salva, e con essa anche la nostra identità.

Buona Pasqua a tutti!

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